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Investire sull'eccellenza culturale <br/> potenziare ricerca, scuola e lavoro

L'inchiesta

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ROVIGO - Senza cultura non c’è futuro. Nelle interviste di questi giorni per lo speciale Polesine 2020 a fare la parte del leone sono stati temi “caldi” come lo sviluppo delle infrastrutture, o la riorganizzazione amministrativa della provincia. Ma non ci si è certo dimenticati che il rilancio del Polesine passa anche dallo sviluppo e dalla valorizzazione del settore culturale. Ed è venuto fuori che non è vero che con la cultura non si mangia, il problema casomai è capire come. Perché in Polesine le potenzialità ci sono, a partire da un buon sistema scolastico fino a strutture d’eccellenza. Una miniera d’oro che però non è sfruttata a dovere.

“In Polesine ci sono istituti e scuole affidabili, questo anche grazie ad una tradizione di eccellenti e illuminati provveditori scolastici - ci spiegava Fausto Merchiori, ex sindaco e presidente del conservatorio Francesco Venezze di Rovigo - Siamo l’unica provincia del Veneto ad avere due conservatori. In rapporto alla popolazione abbiamo tantissimi docenti universitari preparati, una forza culturale che noi stessi spesso sottovalutiamo. Faccio solo l’esempio del polo tecnologico al Censer, una realtà che è già attiva col laboratorio Tesi e con la ricerca del Nanotech, anche se ora è in grosse difficoltà”.



Ma come mettere a frutto questo patrimonio? “Le menti ci sono, servono risorse, e se si riuscirà a potenziare il collegamento fra ricerca, università, mondo del lavoro, allora sì che possiamo avere un vero tratto che ci contraddistinguerà. Serve un tessuto di relazioni per far interagire le diverse realtà, non tralasciando il sostegno economico, che alcune fondazioni assicurano. La fedeltà dei cittadini a molte iniziative culturali dimostra che con eventi strutturati le risposte ci sono, ma servono anche spazi adeguati”. Alcuni esempi in questo senso sono sotto gli occhi di tutti: “Nella mia esperienza personale - ha raccontato lo scrittore Mattia Signorini - non posso che parlare bene della Fondazione Banca del Monte di Rovigo e dell'Accademia dei Concordi che hanno creduto a Rovigoracconta e gli hanno dato fiducia per due anni, fino a quando è diventato una realtà da migliaia di spettatori, e dell'Associazione Industriali che ha fatto lo stesso coinvolgendo anche sponsor privati. O ancora la Fondazione Cassa di Risparmio che ha aiutato tanti ragazzi a realizzare le loro visioni con iniziative come Culturalmente o Funder35, per citarne due, ed è sempre presente in città e in provincia con molti altri progetti”.



La sfida per il futuro è dunque questa: far sì che le eccellenze culturali del Polesine non siano lasciate a se stesse, ma vengano integrate nelle diverse realtà economiche e produttive della provincia, in modo che si sostengano e rafforzino reciprocamente.


“Il percorso verso Polesine 2020 passa attraverso l’integrazione tra il sistema produttivo ed il mondo della scuola - spiega Alessandro Monini, direttore di Cna - per favorire non solo i passaggi generazionali, ma per innalzare la qualità e la competitività del nostro sistema economico, e attraverso l’avvio della funzionalità al Censer del Centro per l’innovazione e la tecnologia, strutturato in più laboratori in stretto collegamento con l’Università”. E proprio l’Università ricopre un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione: “Il Consorzio universitario deve essere sostenuto, potenziato, e deve diventare il simbolo di un territorio e di una aggregazione lungimirante tra istituzioni e mondo imprenditoriale”, spiega Lorenzo Belloni, “padre” della fusione tra la Camera di commercio di Rovigo con quella di Venezia.

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