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La scommessa di fare rete <br/>le sfide dell'agricoltura polesana

L'inchiesta

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ROVIGO - Terra agricola e di agricoltori per antonomasia. Eppure troppe volte il Polesine si dimentica di avere una storia ed una vocazione agricola. Forse perché la propria tradizione, la cultura ed anche la conformazione del territorio induce a ritenere quasi scontato il settore primario, comparto economico che esiste di per sè, tramandato di padre in figlio, dato di fatto imprescindibile. Eppure la crisi degli ultimi anni ha messo in difficoltà tanti addetti ai lavori e le prospettive per il futuro impongono delle scelte che vanno dalla modernizzazione di una commercializzazione dei prodotti che deve fare passi avanti, al coraggio di credere e sviluppare prodotti che ora sono definiti di nicchia ma con ampi margini di scelta.

L’identità polesana è da sempre legata a doppio filo con l’agricoltura o con ciò che ne deriva, ed in questo senso deve essere letta una nuova intraprendenza per quel che riguarda lo sviluppo degli agriturismo e la capacità di fare rete soprattutto nella commercializzazione dei prodotti.



“In Polesine - sottolinea Mauro Giuriolo, presidente provinciale di Coldiretti - abbiamo grandi professionalità, una media di ettari per azienda che è il doppio della media veneta, capacità imprenditoriali, eppure i mercati non sempre ci premiano. Serve una maggiore valorizzazione e a questo ci si arriva con filiere trasparenti”.


Stefano Casalini, presidente di Confagricoltura ammette che “il settore dei cereali, del latte, della carne, in Polesine è in difficoltà. Fare rete fra i produttori può certamente aiutare. ma occorre anche il coraggio di credere in nuove produzioni, che ora sono considerate di nicchia ma che si stanno sviluppando rapidamente. Penso alle nostre pere, che sta incontrando l’interesse dei colossi del settore. Analogo discorso può essere fatto per le noci, che pure a fronte di rendite sicure richiedono grande pazienza per il rientro dall’investimento. Eppure il Polesine deve saper credere e sviluppare queste opportunità”.


Sia per Colfagricoltura che per Coldiretti la chiave di volta, per i prossimi anni, può essere un salto di qualità “nella commercializzazione, nell’ottenere le risposte nei mercati”. Sia per Casalini che per Giuriolo “l’Expo di Milano ha dimostrato al mondo quando sia importante produrre cibo e produrlo bene. Non dobbiamo sprecare quel treno”.



Giuriolo però crede anche “nell’incremento dell’agricoltura di prossimità. I nostri prodotti tipici incontrano sempre più il favore del cliente. Ma serve una maggiore consapevolezza, una filiera che sia apprezzata per la sua trasparenza. La nostra professionalità è altissima, penso alla frutticoltura dove vengono seguiti disciplinari che elevano tantissimo la qualità del prodotto. Il grande rammarico però è sempre quello: una distorsione dei mercati che non valorizzano le nostre eccellenze”.


“Nei prossimi anni - aggiunge Casalini - occorrerà anche capire come risolvere il problema delle quote Ue per le bietole”. C’è poi il settore dell’agriturismo: “In Polesine - sostiene Giuriolo - la possibilità di sviluppo c’è, ma occorre saperla agganciare alla valorizzazione ambientale, al delta del Po, al nostro territorio. Può essere un fortunato ambito di crescita, capace di fare indotto e creare occupazione.


L’agricoltura polesana, poi, deve combattere le tante sfide che il settore sta affrontando a livello nazionale, dalle quote latte, alla crisi dei cereali, dalle problematiche che riguardano la carne e quindi l’allevamento, ad una filiera che a fronte di bassi redditi per i produttori, si ingrossa nei vari passaggi fino alla messa in vendita nei supermercati.

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