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Giostra e pesca, le nostre eccellenze <br/>la fortuna è oltre la frontiera

L'inchiesta

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ROVIGO - Gettare il cuore oltre frontiera. Ancora di più. Perché il segreto del successo passa (sempre) attraverso una dogana. Lo sanno bene nel distretto della giostra, uno dei due gioiellini produttivi della nostra provincia. E ne sono convinti anche dall’altro capo del Polesine, 140 chilometri più a oriente, dove l’industria dei sogni lascia spazio al distretto della pesca.

Due settori che, a parte la targa, sembrano avere molto poco in comune. Ma solo ad un occhio poco attento. Perché il minimo comun denominatore esiste eccome, ed è l’arma segreta di entrambi: l’export.



Tra Melara e Bergantino, il legame, a doppio filo, con l’estero ha consentito alle circa 70 imprese del distretto (per un totale di oltre 500 addetti) di superare praticamente indenne la crisi. “Non c’è nazione al mondo in cui non esista una giostra made in Polesine”, dice con orgoglio Franco Cestonaro, referente del distretto. “Siamo costantemente al lavoro - sottolinea - per far conoscere il nostro brand in tutto il pianeta. Si fa in due mosse: partecipando alle fiere internazionali, ma anche invitando qui, a vedere come lavoriamo, i possibili acquirenti di tutto il mondo. Abbiamo invitato in Polesine i responsabili dei più grandi parchi divertimenti del globo, suddivisi per aree geografiche: gli ultimi, a giugno, sono stati quelli dell’America Latina, Brasile e Messico in primis; tra l’8 e l’11 dicembre sarà la volta dei buyers del Nord Europa”.



All’altra estremità del Polesine, per il momento, l’import supera l’export. E iniziare a portare i nostri prodotti oltre confine è la sfida per il futuro. Un obiettivo di breve-medio periodo, come spiega il responsabile del distretto ittico rodigino (4mila lavoratori per 500 milioni di euro di fatturato annuo) Massimo Barbin: “Si lavora ancora poco con l’estero rispetto alle potenzialità che potremmo avere. Importiamo molto, esportiamo ancora poco. Eppure qua c’è tutta la filiera, compresa la trasformazione del prodotto, con un grande tasso di innovazione”. La strada è chiara: lavorare il pesce in Polesine, compreso quello di importazione, e poi procedere con l’esportazione del prodotto finito. “Abbiamo aziende leader, con livelli qualitativi certificati tali da permettere di essere presenti anche in altri mercati, non solo in quello nazionale”, svela Barbin. E il futuro è proprio questo.



“Il distretto ittico - prosegue il responsabile - può insegnare molto anche al resto del tessuto produttivo polesano: intanto per quanto riguarda la valorizzazione del prodotto in ogni suo aspetto, dall’inizio alla fine della filiera produttiva; e poi per la capacità organizzativa, soprattutto dal punto di vista della logistica”.


“Il nostro segreto - riprende il filo Cestonaro - sta tutto nella filosofia del fare rete. Tenere insieme tutte le aziende del settore e saperci muovere, nei confronti del mondo esterno, come un unico soggetto. E’ un percorso vincente”.

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