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La rinascita ha la forma ovale<br/> "Rugby, collante del territorio"

L'inchiesta

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ROVIGO - Una cosa è fuor di dubbio: lo sport può essere il collante di un’identità polesana che altrimenti andrebbe scemando. Sul fatto che le società attive nelle numerose discipline possano essere veicolo per una crescita anche economica del nostro territorio, da qui ai prossimi cinque anni, invece, le opinioni sono contrastanti.

Francesco Zambelli, patron della Rugby Rovigo, pensa positivo, e guarda con speranza - spiega - soprattutto ai movimenti spontanei, e all’impegno dei singoli a beneficio di qualcosa di più grande. Una specie del kennediano “non chiederti cosa può fare il Polesine per lo sport, chiediti cosa puoi fare tu, con lo sport, per il Polesine”. Dall’altra parte della barricata, diciamo così, Antonio Monesi, mister Beng.


“Sono numerose le difficoltà a cui chi sostiene lo sport deve andare incontro. Se ci sommiamo una tassazione che non far nulla per aiutare il settore, direi che siamo ormai prossimi al fondo del barile. Direi che da qui al 2020 le difficoltà saranno estreme”, sostiene infatti proprio Antonio Monesi. L’appello è conseguente: “Le istituzioni locali dovrebbero fare molto per stare vicino allo sport di casa nostra. Innanzitutto - dice - valorizzando al meglio le strutture. In questi anni invece non ho visto questa sensibilità”.
Completamente opposta la visione di Francesco Zambelli. “Lo sport può dare tanto, ai singoli inanzitutto, in termini di benessere, ma anche alla società e all’economia”, la sua posizione. “In Polesine ci sono molte realtà serie e importanti. Certo bisogna darsi da fare per creare un volano che possa restituire al territorio qualcosa anche in termini di ricchezza reale”, spiega. Senza aspettare che tutto cali dall’alto: “Non è strutturabile - dice Zambelli - perché sono troppe le discipline, troppi gli ambiti e gli interessi delle persone. L’unica cosa che potrebbe fare lo Stato per aiutarci è quello di dare più risalto alla cultura sportiva nei corsi scolastici, per ampliare la base degli appassionati. Ma poi sta alle società, e alle persone che hanno possibilità economiche, metterci del proprio. Se chi sta in alto non investe nello sport è perché probabilmente i cittadini non la avvertono come un’esigenza: siamo noi a fare la differenza”.


Quindi nel caso particolare, quello del rugby: “Se ci fosse un aiuto vero - argomenta Zambelli - credo che il movimento legato alla palla ovale potrebbe dare ancora di più, in termini di crescita ma anche di pace sociale. Sì, credo che il rugby potrebbe essere il vero volano per la crescita economica complessiva del Polesine”.



Di una cosa il patron dei Bersaglieri è fermamente convinto: in un mondo in cui le identità stanno scomparendo, e anche il Polesine rischia di finire schiacciato tra realtà confinanti ben più attrezzate, “lo sport e il rugby possono essere un collante. Lo diciamo da sempre: il rugby è la base della nostra vera identità. E’ un patrimonio del territorio che, se riconosciuta ufficialmente come tale, potrebbe essere il pilastro attorno a cui sviluppare tutta la nostra comunità”.


“Lo sport è sicuramente un collante - concede Monesi - ma i confini della provincia ormai sono superati. In un mondo in cui si ragione a livello globale - dice al telefono, parlando da un numero che inizia con +971, prefisso internazionale di Abu Dhabi, dove Mister Beng è di casa per motivi d’affari - non ci si può chiudere nella propria nicchia, ma bisogna tenere un faro sempre acceso sul mondo”.

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