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"Bisogna puntare su turismo e cultura <br/> basta divisioni, occorre darsi da fare"

L'intervista ad Antonio Finotti

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ROVIGO - Il Polesine visto con gli occhi della Fondazione Cariparo. Antonio Finotti, presidente della fondazione, parla della provincia di Rovigo, del ruolo che continuerà a svolgere l’istituto che presiede e di quale potrà essere l’identità del territorio.

Avrà ancora un senso parlare di Polesine?

“Certo. Per quanto ci riguarda noi continueremo a svolgere la funzione di sostegno al territorio, sia il Polesine che la provincia di Padova. Consideriamo le due province come un unico macro ambito di intervento, consapevoli però che ci sono poi specificità particolari. In particolare da sempre la fondazione si è impegnata per contribuire allo sviluppo del Polesine, sia con erogazioni finanziarie, che continueranno, sia con un contributo di idee. L’obiettivo è creare le condizioni per lo sviluppo”.


Creare le condizioni, come?


“Promuovendo la collaborazione fra enti, istituzioni, associazioni. Il saper fare rete”.


Cosa non sempre facile in Polesine...


“Purtroppo il territorio sconta troppe divisioni, scetticismo, diffidenze, ed anche un certo piangersi addosso. Invece noi vogliamo stimolare il territorio e i polesani a crederci”.


Esempi di questi stimoli?


“Il riconoscimento Unesco per il Parco del Delta. Tutto è iniziato quando nel 2009 abbiamo sostenuto l’attività di ricerca affidata allo Iuav, un’attività di raccordo che poi ha portato a lavorare sul progetto riserva della biosfera. E alla fine è arrivato il riconoscimento internazionale. Attenzione però si tratta di un punto di partenza. Ora sta al territorio, ai polesani, capire che l’opportunità è grande, che occorre valorizzare e promuovere. Insomma darsi da fare”.


Uno sprone per smuovere lentezze o divisioni sedimentate?


“Anche questo, certo. Ricordo ancora quando con alcune istituzioni del territorio, Provincia, Camera di commercio, e altre, abbiamo lavorato per la creazione di un marchio Polesine, che potesse identificare il territorio e le sue specificità. Un’idea vincente, alla quale però non sono state date gambe per correre. Non era ancora partita che già si erano create divisioni”.


Insomma il grande freno del Polesine arriva da se stesso.


“A volte è così. Ma se si riesce a fare gruppo i risultati arrivano. E non dimentichiamo che proprio dalla fondazione è partito il grande input per la creazione del Cur, il Consorzio universitario di Rovigo. Istituzione che abbiamo sempre sostenuto e che rappresenta una delle grandi strategie per il futuro del nostro territorio”.


E che continuerete a fare visto come è andata a finire l’operazione legata alla vendita del cubo del Cur.


“Abbiamo deciso di sottoscrivere il contratto per il cubo perché si stava creando uno stallo. Il comune di Rovigo aveva sollevato problematiche, ma dato che per il Cur abbiamo sempre sostenuto le spese, non ci siamo tirati indietro”.


Quello del comune è stato un approccio troppo tecnico, trattandosi di una scelta strategica come quella dell’università?


“Non sta a me dirlo”.


A proposito di università, a che punto è il recupero di palazzo Angeli, da mesi si parla dell’ultimo step da affrontare.


“Occorre definire bene quale destinazione si vuole dare ad un palazzo così prestigioso”.


Da anni tutti dicono che sarà una sede dell’università?


“Sì, ma non basta. Bisogna capire come utilizzare quegli spazi. Si è parlato di trasferire la facoltà di giurisprudenza, ma in che modo? Solo la didattica? Insomma serve una riflessione seria sulla destinazione. Serve una strategia e un’azione comune con Cur e comune”.


Su cosa deve puntare il Polesine nei prossimi anni?


“Turismo e cultura in primis. Che sono connesse e che sono volano di sviluppo. Per questo anni fa abbiamo deciso di puntare sull’università, che è la base per sviluppare cultura. Per questo sosteniamo le mostre al Roverella, che generano visitatori e turismo. Ci sono i musei di Fratta Polesine, la giostra dell’Alto Polesine. Bisogna però saper promuovere e valorizzare il turismo, fare marketing territoriale, e qua devono entrare in campo istituzioni, politica e società civile”.


Turismo, cultura e che altro?


“La fondazione continuerà ad erogare risorse economiche e idee. Sosteniamo e sosterremo lo sport, come i tre grandi impianti sportivi che abbiamo contribuito a realizzare: a Porto Viro, Trecenta e Villadose, poli a servizio anche delle comunità vicine. E poi l’aiuto per tante altre iniziative, restauri, opere pubbliche, l’attrezzatura per gli ospedali. Il Polesine inoltre deve scommettere pure sulle proprie tradizioni, quindi l’agricoltura, i prodotti tipici.

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