you reporter

Daniela Boscolo sale in cattedra <br/> un'insegnante della Repubblica

Dopo l'onorificenza del presidente Mattarella il discorso alle Nazioni Unite

Daniela Boscolo.JPG

Daniela Boscolo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

“E’ dalla cura verso le persone più bisognose che si misura il grado di civiltà di un popolo”. Una frase, quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che a Daniela Boscolo è rimasta impressa indelebilmente. L’insegnante cavarzerana dell’Ipsia “Colombo” di Porto Viro, selezionata tra i 50 insegnanti più bravi nel “Global teacher prize”, è di certo la donna del 2015 in Polesine, soprattutto dopo l’imprevista quanto meritata onorificenza che il presidente Mattarella ha voluto riconoscerle.

Che anno è stato il 2015?


“Dopo aver finito il 2014 con la notizia di essere stata inserita tra i primi 50 insegnanti a livello mondiale, sono partite una serie di iniziative che hanno cambiato la mia routine da insegnante. E il 2015 è stato intenso, tra la curiosità degli altri per il lavoro fatto alle richieste di presentarlo in varie università: da Padova dove già collaboravo in un corso per futuri insegnanti, a Udine, da Bologna fino alla Svizzera, a Lugano, dove mi hanno chiesto di tenere una lezione”.


Il suo “nuovo” modo di insegnare ha creato un grande interesse. Le istituzioni come hanno reagito?


“Dal riconoscimento del presidente Mattarella c’è stato anche un maggiore interesse a livello ministeriale sul mio lavoro, che è stato analizzato a Roma, tanto da finire con una richiesta di collaborazione del Miur all’Osservatorio permanente per l’integrazione scolastica dei ragazzi con disabilità. Ora sono componente di quel tavolo e partecipo ai lavori che si tengono almeno un paio di volte al mese a Roma. Si discute della Legge 107 sulla ‘Buona scuola’, nella parte che riguarda il sostegno degli alunni e come sarà l’insegnante del futuro”.


Cosa le ha portato questo “bagno” di notorietà?


“La curiosità sui miei progetti ha spinto i media ad interessarsi, chiamandomi per parlarne. Spesso ho dovuto declinare l’offerta, perché erano sempre interviste per le quali mi sarei dovuta spostare. L’ultima volta sono stati cortesi, e sono venuti qui. Non è sempre facile far coincidere gli impegni di lavoro con queste iniziative, che del resto sono importanti per mettere sotto i riflettori non tanto il mio lavoro, ma una problematica, quella dell’insegnamento ai disabili, che in alcuni territori è poco sentita”.


Cosa l’attende nel 2016?


“Quest’anno ci sono altre iniziative importanti. Una piuttosto impegnativa sarà la presentazione del mio lavoro alle Nazioni Unite, nella sede di Vienna dal 12 al 14 febbraio, dove, davanti ai rappresentanti dei vari paesi, esporrò quanto fatto in questi anni. E’ stata una richiesta proprio delle Nazioni Unite, che hanno esaminato e trovato interessante il mio lavoro ed ora vorrebbero capire in che misura possa essere applicato nelle scuole degli altri stati”.


Emozioni a non finire da un anno a questa parte. E tutto a partire dalla nomination tra i 50 migliori insegnanti del mondo...



“Un riconoscimento che ho vissuto un po’ come una sorpresa, visto che sono anni che cercavo di dare una certa impronta al mio lavoro per legarlo al progetto di vita degli alunni ai quali insegnavo. Mi rendo conto che certe attività non si fanno di prassi a scuola, ma solamente da altri enti dopo il termine del processo scolastico. Quel che ha meravigliato tutti, per la funzionalità, è stato farlo in una età dove si apprende di più e soprattutto senza far perdere le competenze acquisite dai ragazzi che, quando finisce il percorso scolastico, affrontano una pausa che per loro è disastrosa. Cercare di legare subito l’occupazione vuol dire far cementare in loro le competenze e non farli regredire”.


Ora che è diventata “famosa”, cosa vorrebbe fare di diverso?


“Quando non ero ‘famosa’ tutto il mio impegno rimaneva relativo alla mia realtà lavorativa. Adesso forse c’è questo pensiero più insistente di poter trasferire le mie esperienze in altri contesti. E sfruttare tutto ciò potrebbe far prendere una dimensione più grande rispetto a quella locale ai progetti per i disabili. Molte realtà scolastiche e imprenditoriali sono lontane da questo tipo di ‘lavoro’. Per fortuna in tutta la provincia di Rovigo siamo abbastanza avanti rispetto ad altre realtà dove, peraltro, non mancano le strutture, ma la progettualità. E’ tutta una questione di organizzazione, con un pizzico di fortuna, quella che ho avuto nell’ottenere risposte positive sia dal territorio che dalle aziende”.


Cosa proporrà, ritornando nel “piccolo” della scuola in cui insegna, agli alunni che segue?


“Per alcuni ragazzi riproporrò i progetti già sperimentati, ma molto dipende dalle attitudini che hanno quelli che rimarranno, visto che solo nel triennio finale si possono applicare. Per esempio grazie a un collega appassionato di agricoltura, quest’anno costruiremo una serra. I ragazzi impareranno la botanica direttamente sul campo”.


Ma c’è qualche sistema di aiuto agli alunni con disabilità che a livello scolastico si potrebbe applicare in modo semplice in tutte le realtà?


“Tutte le mie progettualità sono nate nel piccolo, con rapporti costruiti nel territorio. Nella Legge 107 sono già previsti interventi del genere, bisognerà solo spingere verso l’alternanza scuola-lavoro tanto tra i normodotati quanto tra i diversamente abili attraverso un protocollo speciale, che venga messo a punto dall’istituto stesso”.


Un obiettivo per il 2016?


“Discutere la legge sui futuri insegnanti di sostegno senza cambiare la loro natura. E’ nato un bello scontro su questo argomento, l’obiettivo è che debbano assolutamente rimanere degli insegnanti. Poi c’è un evento che sto cercando di organizzare in Polesine, la ‘Staffetta inclusiva’, al quale ha aderito il cantante Luca Carboni. Si tratta di una staffetta che vede partecipare persone con disabilità e normodotate secondo uno spirito per il quale la disabilità non è di chi ce l’ha, ma dipende da quello che è in grado di fare la società. Combattere l’inciviltà di alcune persone, quelle che parcheggiano l’auto sopra il marciapiede per esempio. Bisogna cambiare le piccole cose, serve una educazione. E poi ci dimentichiamo che il popolo italiano sta invecchiando sempre più e la disabilità, dovuta proprio all’età, toccherà tutti noi. Per questo sto lavorando anche per me, si tratta di un investimento per il futuro di tutti, un modo per facilitare la nostra vita del domani”.


Un appello al Polesine?


“E’ una terra che ha già risposto benissimo, in modo positivo: la disabilità qui tocca le persone e le fa riflettere. L’appello è quello di continuare su questa strada e di avere sempre questa attenzione verso chi è meno fortunato”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

GLI SPECIALI

speciali : meraviglie del delta
Speciali: energia

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.

Powered by Gmde srl