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“Concentrarsi sul turismo” <br/> intervista a Gian Michele Gambato

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Gian Michele Gambato

E’ stato definito l’uomo delle fusioni, perché nel 2015 ha contribuito alle aggregazioni della Camera di commercio di Rovigo con quella di Venezia e di Unindustria Rovigo con l’aquilotto lagunare.
Ma per Gian Michele Gambato anche il 2016 sarà un anno carico di sfide. Un anno dove il Polesine dovrà decidere su cosa puntare per il rilancio economico, mettere da parte i miraggi del passato “e concentrarsi sull’industria del turismo”. Un 2016 in cui Gambato si dovrà destreggiare fra la vicepresidenza della Camera di commercio di Rovigo e Venezia, la vicepresidenza di Confindustria Venezia-Rovigo e la presidenza di Sistemi territoriali.



Gambato come fa a dividersi fra tutti questi impegni?


“Grazie alla passione per il mio lavoro, e soprattutto al piacere, e all’ambizione, per provare a realizzare qualcosa di nuovo e diverso. Certo per gestire un’agenda con tanti impegni serve un’ottima organizzazione”.


Partiamo dal 2015 che si è appena concluso, in economia è stato l’anno delle grandi aggregazioni.


“Per quel che riguarda la Camera di commercio, è stata una scelta in un certo senso obbligata dalla normativa nazionale che riduce le risorse per gli enti camerali e impone una riorganizzazione del sistema. Rovigo è stata la prima a partire in Veneto e sono sicuri che i benefici saranno per entrambi i territori, Polesine e Venezia. Per Unindustria, invece, è stata una scelta a tutto tondo, dove il percorso non è ancora completato e si concluderà quando le due aree geografiche eleggeranno vertici e organismi comuni”.



A proposito di aggregazioni territoriali, si parla sempre più spesso di area vasta.


“Premetto che sono favorevole alle aggregazioni e a fare massa critica. Ma l’area vasta di cui si parla, ossia l’aggregazione del Polesine con la Bassa Padovana e l’area di Chioggia, è un percorso ancora tutto da costruire. Deve essere chiarito in molti aspetti, soprattutto dal punto di vista amministrativo, visto che insiste su tre province. Insomma il mosaico è ancora da definire, ma io sono disponibilissimo a sedermi ad un tavolo comune”.



Si parla di area vasta anche per i servizi pubblici.


“Prima però occorre vedere quali saranno le novità che il Consiglio dei ministri dovrebbe varare nei prossimi giorni. Si parla di distretti per i servizi a rete. Vedremo, l’importante è che si arrivi ad una razionalizzazione delle partecipate. Il Polesine con 250mila abitanti e 50 comuni deve essere riorganizzato sotto questo punto di vista, altrimenti il sistema non regge. E a farne le spese, oltre ai bilanci, è anche la qualità dei servizi”.



Il 2016 sarà l’anno del decollo del sistema idroviario?


“Non lo so. Però sarà l’anno del sollevamento del ponte di Rosolina. Spero che l’intervento possa essere concluso entro l’anno, o ai primi del 2017. A qualcuno potrà sembrare una cosa marginale, invece è di fondamentale importanza. Significa aprire l’idrovia polesana alla laguna di Chioggia e di Venezia, senza quella strettoia potranno passare molte più imbarcazioni turistiche. I benefici saranno per tutto il delta e il Polesine”.



Ma...


“Ma occorre che sia il sistema economico a fare le sue mosse, il cosiddetto indotto. E quindi investimenti sugli approdi, sulla ricettività, sull’offerta turistica”.



Anche perché in Polesine la ripresa economica è ancora molto precaria.


“Vero. In quei territori dal Pil più forte, come il veronese, la ripresa economica presenta numeri che in Polesine ancora non si vedono”.



E allora che fare?


“Scegliere che tipo di vocazione seguire e concentrarsi su questa. Per anni si è sperato in un traino derivante dalla riconversione della centrale elettrica di Porto Tolle, si è rivelato un miraggio che poi è svanito. Poi si sono fatti disegni e progetti legati alle grandi infrastrutture. Vanno bene, ma non ci si può focalizzare solo su queste, essere statici non serve. Io sono convinto che si debba puntare su turismo e cultura. Lo dico dal punto di vista industriale, si tratta di due grandi processi economici che possono aiutare il rilancio dell’intero territorio. Abbiamo aree bellissime ma poco valorizzate, poli museali da promuovere. Una serie di gioielli sui quali investire”.



Su quali binari?


“Negli anni qualcosa non ha funzionato, e serve anche la giusta umiltà per un po’ di sana autocritica. Serve un salto di qualità nel modello comunicativo. E poi lo sviluppo del settore della convegnistica, investimenti in piste ciclabili, agriturismo... Abbiamo, per dire, un orto botanico bellissimo ma sottovalutato. Per non parlare del solito tormentone di un Delta del Po sempre in rampa di lancio, ma che nell’immaginario nazionale è ancora sbilanciato verso l’Emilia Romagna”.



Ma il Polesine non può essere solo turismo.



“Infatti. Non dobbiamo fallire l’occasione data dalla congiuntura attuale, con il costo del petrolio in ribasso e il basso costo del denaro. E non credo che le recenti sofferenze del mercato azionario cinese potranno influire negativamente sul’economia polesana. Però serve dinamismo, voglia di innovare e capacità di leggere il presente per agganciare il futuro”.

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