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“Rovigo, mi hai dato tanto!” <br/> Intervista a Luke Mahoney

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Luke Mahoney

Per anni è stato uno dei giocatori-simbolo dei Bersaglieri, il Capitano, colui che ha acceso di entusiasmo il cuore dei tifosi rossoblù. Indimenticabili le sue lacrime alla fine della maledetta finalissima contro il Calvisano, dello scorso 30 maggio. Quella è stata anche la sua ultima partita con la maglia della Femi-Cz. Dall’inizio di questa stagione infatti, il neozelandese Luke Mahoney, ha deciso di ritirarsi dal rugby giocato e di continuare la sua avventura a Rovigo come assistente allenatore.



Luke, com’è stato questo passaggio? Come ti trovi nel tuo nuovo ruolo?


“Mi trovo bene. Certo, non sono un mago e non ho un lungo percorso alle spalle come allenatore. Sto imparando, sono all’inizio di una nuova avventura”.



Ora che non giochi più, forse è il momento giusto per un bilancio della tua vita come giocatore. Qual è il momento che ricordi con maggiore affetto della tua carriera?


“Difficile da dire. Giocare a rugby mi ha permesso di girare il mondo, incontrare tanta gente, costruire la mia famiglia, mi ha insegnato a combattere sempre e a non mollare mai. E’ stato un viaggio in cui ho vissuto tante esperienze, e anche qualche difficoltà, che mi hanno fatto crescere e andare avanti”.


Quello più difficile invece?


“Il momento più difficile è stato subito dopo il mio arrivo a Rovigo, quando nella mia prima partita con i rossoblù mi sono procurato una distorsione al gomito che mi ha costretto a stare fuori dal campo per due mesi. Ho dovuto fare terapia ogni giorno, e quando finalmente sono rientrato mi sono fatto male di nuovo: uno strappo al petto. E’ stato un periodo davvero duro, prima non avevo mai avuto degli infortuni gravi. Stavo cominciando ad avere dei dubbi, a chiedermi se avevo sbagliato a venire qui. Un altro momento difficile poi è stato quando se ne è andato Casellato. Non ero abituato a tutte quelle polemiche fuori dal campo, ho avuto veramente la voglia di mollare tutto e smettere di giocare. Ma poi ci ho ripensato. Infine c’è stata anche la prima finale persa, quella con il Padova. Credevo molto nella nostra vittoria, perdere mi ha bruciato davvero tanto. Mi c’è voluto un anno per digerire la sconfitta”.



E come ti sei sentito dopo la finale persa l’anno scorso? L’immagine delle tue lacrime a fine gara sono diventate un po’ il simbolo di quella partita.


“Si, ero molto triste, mi sono addirittura commosso. Sapevo che probabilmente sarebbe stata la mia ultima partita. Abbiamo perso e quel che è peggio è come abbiamo perso, ma è stato bello poterla giocare qui a Rovigo”.



Oltre al rugby hai qualche altra passione?



“Ora investo tutto il mio tempo tra famiglia e rugby e non riesco a fare di più . Fino a quando è nato mio figlio però leggevo continuamente. E’ una passione che è nata quando sono arrivato qui a Rovigo. Prima ero un ragazzo che la sera preferiva andare in discoteca, ma qui avendo pochi amici ho cambiato abitudini. Un giorno ho trovato un libro tra gli scaffali di una libraria che mi ha incuriosito, si trattava de Il ritratto di Dorian Gray. Mi sono detto proviamo a leggerlo, tanto per combattere la noia, e mi è piaciuto molto. Da lì ho cominciato a leggere ogni momento”.



Qual è il tuo libro preferito?


“Potrei dirne una quarantina, da Les Misérables di Hugo, a Il Profeta di Gibran. Ma è difficile sceglierne uno in particolare: i libri sono un po’ come dei figli, non mi va di escluderne nessuno. Poi le preferenze dipendono anche da come ci si sente in un dato momento. Spazio un po’ da tutti i generi: romanzi, religione, filosofia… Pochi libri sullo sport però”.



Che progetti hai per il tuo futuro? Speri di rimanere qui a Rovigo e proseguire la tua carriera come allenatore?


“Ho qualche progetto, ma vorrei tenerlo per me. Ora sto bene qui e vorrei continuare ancora per qualche anno, finché ne ho la possibilità. Ma so bene che ci sono due tipi di allenatori: quelli che hanno perso il lavoro e quelli che stanno aspettando di perderlo. Sono realista, so che forse più avanti dovrò guardare a qualche altra occupazione per il mio futuro”.

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