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Venerino ruggisce ancora <br/> "Sogni realizzati, ma non mi fermo"

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Venerino Tosini

Una vita che sembra un film. E che un film lo è diventata sul serio. “Vita vera, fatica autentica, mica tutta quella fiction con cui ci riempiono la testa dalla tv”. Venerino Tosini è così, parla chiaro: pane pane, vino al vino. Non le manda a dire, è schiatto e autentico. E non si vergogna, raccontando le sue imprese, a commuoversi, quando serve.
Il suo 2015 è fatto di numeri da paura. A 63 anni suonati - “Sto per compiere i 23mila giorni su questo pianeta”, spiega - ha percorso 1.200 chilometri a nuoto, a cui ne vanno sommati altri 18mila fatti in bicicletta. Ma da questo report manca la cifra più importante: i 63 chilometri percorsi da Bastia, Corsica, a Chiessi, isola d’Elba, sfidando in solitaria le correnti del mar Tirreno. L’impresa dell’anno. “86mila bracciate indimenticabili, ricordo ogni istante di quella traversata”, dice oggi.

Nato a Bosaro nell’aprile del 1952 ma ormai residente a Ferrara da decenni, Tosini si divide tra la sua arte (è pittore e scultore) e la passione per lo sport, ciclismo e nuoto su tutti.




Tosini, qual è la prima immagine che le torna in mente di questo suo incredibile 2015?


“Ovviamente il momento in cui sono arrivato all’Elba, con i miei familiari che mi aspettavano; mio fratello Palmiro Franco e sua figlia Laura che mi ha abbracciato per prima. Anche in questi giorni, con mia figlia, sono andato a rivedermi quelle immagini. Quella traversata mi ha segnato nel profondo”.




Come riassumerebbe quella sua avventura?


“Ho passato più di 23 ore in mare, da solo. La gente non si rende conto di cosa vuol dire tutto questo. La partenza è stata un disastro, perché per cinque miglia ho combattuto con una corrente che mi portava verso Capraia. Poi la notte ho avuto davvero paura: nel buio, senza nessun punto di riferimento, la barca appoggio mi ha ‘perso’ per ben due volte nel giro di un quarto d’ora. Ero da solo, con 600 metri di profondità sotto di me, immerso nel nero più nero. Il cuore mi è andato fuori giri. E’ stato un momento drammatico. Poi, per fortuna, ci siamo ritrovati”.




Perché ha fatto questa traversata?


“Fa parte di un percorso. Per coronare la mia carriera sportiva avevo tre sogni: andare e tornare da Passo Rolle in bicicletta; andare e tornare da Rovigno; sempre in bici, e mettere a segno un’altra grande traversata a nuoto. I primi due, li ho realizzati nel 2014. Mi restava quest’ultima cosa da fare”.




Perché proprio dalla Corsica all’Isola d’Elba?


“Per forza di cose dovevo restare nel Mediterraneo. Lo stretto di Messina ai miei livelli non è che un allenamento. La Toscana-Elba l’ho già fatta; le terribili bocche di Bonifacio pure. Nei primissimi anni 90 ho attraversato anche l’Adriatico, dalla Jugoslavia alla nostra Porto Levante. Ora avevo bisogno di un percorso importante”.




Per quanto tempo l’ha preparata?


“Mettiamola così: due anni fa ho iniziato, oltre agli allenamenti, a studiare il francese, per avere almeno i rudimenti per comunicare con l’equipaggio corso che mi avrebbe dovuto seguire. Già dal 2014 poi mi ero mosso dal punto di vista logistico, per avere gli appoggi necessari. Poi, l’estate scorsa, ho portato mia moglie in vacanza a Trapani, un modo, per me, per allenarmi dove le correnti del Tirreno sono più micidiali”.




E lo rifarebbe?


“Se tornassi indietro? Certo, e anche con una preparazione psicologica migliore, perché la verve, nonostante l’età, è ancora molta. Sono contento di averla fatta, e anche molto orgoglioso: a 62 anni quel tracciato non è certo uno scherzo. Se qualcuno vuole provare, per credere, si accomodi…”




Quest’impresa è poi diventata un film.


“Sì, l’ho proiettato nel mio paese, Bosaro, qualche settimana fa. Per me è stata una delusione grandissima. Se avessi presentato un video del genere in America i network se lo sarebbero contesi a colpi di milioni di dollari; qui la gente non ha fatto nemmeno pochi passi, in paese, per venirlo a vedere. La maggior parte del pubblico erano amici di Ferrara e dintorni, partiti appositamente, nonostante la nebbia, per me. Il mio Polesine, invece, preferisce snobbarmi”.




Una delusione che la porterà a chiudere con l’impegno sportivo?


“Assolutamente no. Tornato dalla Corsica il giorno dopo ero già in bici, e il giorno dopo ancora a Pellestrina, in mare, per una sessione di defaticamento durata quattro ore. Sono andato in bici fino a novembre: con mio fratello Oscar siamo andati e tornati, in giornata, dalla Futa”.



Dunque il futuro ci riserverà qualche altra impresa?


“Per ora non dico niente: ho un progetto ma è ancora in fase embrionale. Certo è che non c’è nulla che mi frena. I miei sogni li ho tutti realizzati, ma fermarsi sarebbe sbagliato. Senza strafare, ma qualcos’altro farò ancora”.




A nuoto o in bici?



“Non voglio sminuire gli appassionati di ciclismo, come sono anche io. Ma il nuoto è diverso. In bici ti puoi fermare, scendere e spingere, o semplicemente riposarti. In mare non ci sono paracarri su cui sederti. Sei solo, e se ti fermi sei perduto. E’ questo quello che voglio. Non anticipo niente, ma quest’anno potrebbe riservare una sorpresa: e non da solo, con qualcun altro. Ci sto lavorando. Intanto, già nella seconda metà del mese di febbraio sarò in mare, per allenarmi”.




Attenti. Il vecchio leone torna a ruggire.

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