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"Andiamo oltre i vecchi equilibri" <br/> il bilancio di 18 mesi di Confapi

L'intervista

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Alessandro Duò

E' trascorso oramai un anno e mezzo dal ritorno, sulla scena economica polesana, di Confapi. In questi 18 mesi l'associazione si è rafforzata dal punto di vista dei numeri e della rappresentatività, si è strutturata (con l'apertura della nuova sede in piazza XX Settembre) e ha fatto sentire la propria voce in numerose battaglie. A partire da quella per il credito alle piccole e medie imprese: uno dei grandi problemi dell'economia polesana. Il presidente Alessandro Duò, del resto, è vulcanico nel mettere in cantiere iniziative e nel portare avanti le istanze dei propri associati.



Presidente, partiamo dalla domanda più scontata: come giudica questi 18 mesi? Sono state di più le soddisfazioni o le difficoltà?

"E' stato un anno e mezzo di grandi soddisfazioni. La nostra associazione si è ricavata uno spazio per la disponibilità dimostrata e la voglia di portare avanti battaglie non comode in difesa dei nostri soci. Penso alla battaglia sulle banche, sulla inefficienza dei servizi pubblici e sulla troppa burocrazia delle pubbliche amministrazioni. Questo, è un dato di fatto, ci ha consentito di ricavare per l’associazione uno spazio importante; di diventare in 18 mesi un punto di riferimento per molte imprese. E non posso che esserne contento, ci mancherebbe".



Dalla sua voce, però, si capisce che non è tutto oro quello che luccica; che c’è qualcosa d’altro...

"A fronte di un ottimo rapporto con le imprese, devo registrare che nel rapporto con le altre associazioni ci siamo scontrati e ci scontriamo quotidianamente con una sorta di gentleman agreement. Questa sorta di patto rischia di soffocare il territorio. Mi spiego meglio. Abbiamo cercato di collaborare con alcune di esse. Ma la chiusura è stata totale. Nonostante le battaglie fossero determinanti per il territorio e condivise. Per questo credo che soprattutto per alcune di loro sia più comodo mantenere l'equilibrio attuale...".



Parole abbastanza pesanti, lo ammetterà...

"Pesante è un equilibrio, uno status quo che non può più essere mantenuto. Il Polesine ha lasciato per strada troppe occasioni di crescita: ha perduto infrastrutture fondamentali come la Nogara-Mare; ha omesso di fare battaglie su temi di interesse generale, come poteva essere il tema della sanità e dell’accorpamento delle Ulss. Nel frattempo, molti hanno spostato la propria rappresentatività a Venezia o in altri capoluoghi. Nel frattempo Enel ha chiuso la propria presenza nel Delta. Insomma: per tutti questi motivi, e per altri ancora che sarebbe troppo lungo elencare, non mi sembra che quello attuale sia un equilibrio che meriti di essere mantenuto. C’è la necessità di dare una scossa e di rimettere in moto le enormi potenzialità di cui può godere questo territorio. A questo mi riferisco quando parlo della necessità di andare oltre all'equilibrio del presente".



Un passo alla volta. Le altre associazioni...

"Era normale pensare che l’entrata sulla scena economica polesana di una nuova entità organizzativa creasse qualche problema, anche di rapporti. Ci stava e ci sta. Quello che non è normale è la presenza di un patto non scritto per tenere ferma la barra. Questo non va bene...".



Quando è nata Confapi Rovigo, si è presentata come la portabandiera di una riscossa della vicinanza al territorio. Ne è ancora convinto?

"Ne sono più che mai convinto. Quando a Rovigo si parla di economia, è difficile da 'digerire' che gli interlocutori possano essere Zoppas o Fedalto, visto che nelle fusioni i nostri rappresentanti sono stati relegati la ruolo di vice...".



Torniamo indietro di un passo. Parlava di Enel che se n'è andata dal territorio. In realtà è stato presentato un concorso di progetto per il futuro dell'ex Centrale...

"Io penso che in questo caso il pubblico debba svolgere fino in fondo il proprio ruolo, che è quello di valutare il progetto, scegliendo quello che offrirà il maggiore sfogo dal punto di vista occupazionale. Il Comune, in questo caso il comune di Porto Tolle, ha a propria disposizione tanti strumenti, a partire da quelli urbanistici, per non lasciare che Enel decida da sola. Il Comune deve fare la sua parte perché è quello che ha gli strumenti per imporre che il progetto venga condiviso con il territorio. Perché a fronte di una evidente exit strategy da parte di Enel, le comunità devono avere la possibilità di essere parte delle decisioni sul proprio futuro".



Da Porto Tolle passiamo a Rovigo? In queste settimane si è parlato molto del bilancio di un anno di attività del sindaco. Lei cosa ne pensa?

"Credo che sia troppo presto per giudicare Bergamin. Quello che mi auguro è che il sindaco abbia realmente a cuore di rendere più rapida ed efficace la risposta alle imprese, a partire dalle problematiche e dalle pratiche urbanistiche. Il mio auspicio è che anche sull'innovazione tecnologica non ci siano stati solo proclami, come è avvenuto in troppe occasioni, ma che i progetti diventino al più presto realtà. In un momento in cui la politica rischia sempre più di diventare un Risiko di poltrone, quello che mi interessa è che il sindaco di Rovigo abbia come bussola la diminuzione dei costi dei servizi per i cittadini e per le imprese. Ai cittadini e alle imprese interessa che ci siano servizi efficienti. Ma al tempo stesso siamo in una condizione per cui a fronte di questi servizi pubblici si debba andare ad una diminuzione dei loro costi. E' su questo che il sindaco andrà giudicato".



Una domanda un po’ più specifica. Su Consvipo, il Consorzio di sviluppo del Polesine, si è assistito ad uno strano tira e molla, con tanti proclami di chiusura che poi, alla prova dei fatti, si sono ridotti ad un nulla di fatto. Se l’aspettava?

"La decisione di dare ancora fiducia al Consvipo, lo ammetto, mi desta grandi perplessità. E’ difficile pensare che la medesima struttura possa riuscire a realizzare oggi quello che non ha fatto in tanti anni. Parlo della sua mission: favorire lo sviluppo del Polesine. Consvipo ha un’organizzazione obsoleta e un oggetto sociale troppo ampio, in cui è prevista la possibilità di fare di tutto e di più. E' il segno di una mancanza di obiettivi, che invece dovrebbero essere chiari e concreti. Così com'è, mi sembra rappresenti per il territorio più l’occasione di una seconda vita per certi politici che un consorzio portatore di sviluppo. Lo ammetto: mi dispiace che Bergamin abbia cambiato idea. E’ arrivato il momento di dare un taglio alla presenza dei politici ai vertici delle società. E qui non parlo solo di Consvipo. Nelle società pubbliche servono manager o accademici; vanno trovate risorse nel mondo dell’impresa e dell'università che abbiano la capacità di garantire un salto di qualità. Se non abbiamo avuto idee; se non abbiamo raggiunto gli obiettivi fino ad oggi, perché ostinarsi a non fare autocritica e cercare persone che abbiano capacità e competenze specifiche?".



Chiudiamo con un giudizio sulla situazione economica polesana più in generale?

"L'economia polesana la vedo ancora assopita, ma sono convinto possa esprimere tante energie che oggi sono ancora nascoste. Il polesano, forse, ha bisogno di essere un po’ trascinato. E al mondo delle associazioni, noi in primis, viene chiesto di dare questa spinta. E’ la nostra mission. Ed è fondamentale".



Il servizio completo in edicola nella Voce di sabato 25 giugno

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