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Ulss 5

"Ci scusiamo: su educazione e rispetto verso gli ammalati non transigo"

Il direttore generale Compostella interviene sul caso della donna ammalata di tumore umiliata da un'infermiera in ospedale.

“Verifiche e scuse sui disservizi”

Approfondimenti e scuse. Sulla scortesia nell’ambulatorio, ma anche su un servizio, o disservizio, nella fornitura dei sacchetti per stomizzati.

Il direttore generale dell’Ulss 5 Antonio Compostella interviene sulla segnalazione della donna ammalata di tumore che ha lamentato l’umiliazione subita all’ospedale di Rovigo. La donna, una 62enne polesana, ha raccontato di essere stata trattata con scortesia da una infermiera dell’ambulatorio protesi dell’ospedale rodigino che le ha anche detto che se era stanca di aspettare i sacchetti per gli stomizzati avrebbe potuto fare come tanti altri, e cioè comprarseli.

Compostella spiega: “Se quello che è successo è vero, e non ho motivi per dubitarne - non posso che porgere le scuse pubbliche alla donna che ha lamentato la scortesia. Nel reparto di oncologia, ed anche nel resto dell’ospedale, la cortesia e la sensibilità sono una delle priorità della condotta comportamentale di medici e infermieri. Tra poco si insedierà il nuovo primario, il 15 aprile, ma non è questo il punto, perché tutti gli addetti sanno che sulla delicatezza non si può transigere”.

La donna polesana aveva lamentato il trattamento nell’ambulatorio protesi, mentre per l’oncologia aveva avuto parole di stima, anche per il periodo nel quale aveva dovuto sottoporsi a cicli di chemioterapia. “In ogni caso - continua Compostella - cortesia e sensibilità non possono mancare, in qualunque settore o reparto dell’ospedale e da parte di qualunque addetto. Per questo svolgeremo degli approfondimenti per cercare di capire quello che è avvenuto”. 

Una lettera di protesta in cui però veniva sottolineato anche un altro grave disagio, ossia la mancanza di di sacchetti per gli ammalati stomizzati, quelli che vengono applicati direttamente sulla pelle per aiutare il malato. “Anche in questo caso - continua Compostella - faremo le dovute verifiche. Perché mi suona strano che non ci sia un’erogazione costante, e gratuita, dei sacchetti per stomizzati. La procedura prevede che nei casi in cui al paziente è riconosciuto il diritto a ricevere questi sacchetti per fronteggiare la sua condizione, ecco, la fornitura deve avvenire con continuità. E ovviamente senza spese per il malato, ci mancherebbe”. Alla 62enne, invece, era stato risposto, in tono quasi sprezzante, che se non avesse voluto attendere l’arrivo della fornitura, attesa che durava già da diversi giorni, avrebbe potuto fare come tanti altri ammalati, e cioè comprarsi questi sacchetti autonomamente, o magari fondare un comitato civico di protesta. Dichiarazioni in sè sgradevoli, indelicate e sfrontate. Ma che se fossero la descrizione vera di quanto avviene sarebbero anche di una gravità preoccupante, perché sarebbero l’evidenza di un disservizio, addirittura accettato con rassegnazione da molti pazienti, costretti a fare da sè, per il rifornimento dei sacchetti, piuttosto che attendere i tempi lunghi della sanità e della burocrazia. Se, infine, questo disservizio non fosse ai livelli descritti dalla stessa infermiera, sarebbe sua la responsabilità di aver gettato una cattiva luce sull’intera Ulss 5.

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