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Teatro Sociale

Là dove nascono i sogni

Il laboratorio scenografico di via Don Milani, tra i più rinomati d’Italia, apre le porte. Sguotti: “L’ultima stagione rischiò di saltare. Ma ci abbiamo creduto e i risultati ci premiano”.

C’è uno scrigno delle meraviglie a Rovigo che pochi conoscono: il laboratorio scenografico del teatro Sociale, in via Don Milani, dove vengono creati e prendono vita le scenografie ed i vestiti degli spettacoli dell’opera lirica e dei balletti, “centro pulsante del teatro Sociale e della cultura della nostra città”, come l’ha definito l’assessore alla cultura del comune di Rovigo Alessandra Sguotti.

Una ricchezza sia per le competenze delle maestranze sia per la conservazione storica delle opere realizzate ed una peculiarità del nostro territorio, che si è già fatta conoscere per le collaborazioni a livello nazionale ed internazionale. Ad aprirne le porte - per il momento alla stampa, in attesa di future aperture agli studenti per il prossimo anno scolastico - ci ha pensato l’assessore Sguotti, in occasione del bilancio della stagione teatrale rodigina 2017-18.

Dopo il percorso suggestivo negli spazi del laboratorio, l’assessore Sguotti ha tracciato per la stampa “un bilancio positivo come non mai da diversi anni”, ha detto con soddisfazione. “Quando lo scorso agosto - ha ricordato - sono diventata assessore alla cultura, sembrava che il teatro Sociale non avrebbe aperto per la stagione futura: noi abbiamo continuato a crederci, ci abbiamo messo la faccia ed abbiamo avuto risultati in crescita”.

Questi i dati incoraggianti: oltre le 500 presenze al primo e secondo turno con picchi di 550 (soprattutto la domenica pomeriggio), che, considerata l’inagibilità di alcune postazioni, equivalgono quasi al tutto esaurito a fronte dei 600 posti complessivi. In crescita anche gli abbonamenti (un centinaio in più rispetto alla precedente stagione) e gli incassi (130 mila euro aggiornati al 6 aprile ed esclusi gli ultimi tre spettacoli per le scuole).

E le prospettive lo sono altrettanto: l’assessore, sostenendo che “il trend va non solo mantenuto ma migliorato”, ha ricordato che “a gennaio è stato presentato un progetto triennale per i teatri di tradizione (il nostro è uno dei 28 nazionali), che stabilisce coproduzioni in Italia e all’estero per i prossimi tre anni”.

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