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Palazzo Roncale

L'antico Egitto tra mummie e reperti

Una mostra con 500 reperti e il restauro di Meryt e Baby

Il meglio dei circa 500 reperti della collezione egizia dell’Accademia dei Concordi in mostra a palazzo Roncale, intorno a Meryt e Baby.

Da oggi al primo luglio, i visitatori avranno il privilegio di osservare “Egitto ritrovato. La collezione Valsè Pantellini” e Cinzia Oliva attiva al Museo Egizio di Torino, tra i massimi esperti in Italia del settore, alle prese con il restauro delle “mummie di Rovigo” per assicurare loro un futuro. Accanto a Meryt e Baby sono esposti i reperti della quasi sconosciuta collezione egizia, la cui maggior parte furono raccolti da Giuseppe Valsè Pantellini, rodigino che visse in Egitto nella seconda metà dell’Ottocento.
I reperti coprono un arco di tempo compreso tra il Protodinastico/Epoca Tinita e l’età Tolomaico/Romana e gli esperti hanno attinto a una precisa selezione calibrata sugli spazi del Roncale. “Testimonianze scelte - sottolinea Paola Zanovello, tra i coordinatori del gruppo di lavoro Egitto Veneto - di una collezione di tutto rispetto, la maggiore per numero di reperti e per interesse del territorio veneto. E’ l’occasione per rimettere mano a un patrimonio di notevole pregio scientifico che il pubblico deve poter conoscere e ammirare”.
Tra i pezzi forti, il cofanetto ligneo per ushabti in forma di sarcofago appartenuto al principe Iahmes Sapair, due stipiti di falsa porta in calcare bianco, una stele familiare databile al tardo Medio Regno, una serie di bronzetti e numerose statuine funerarie. Ancora, numerosi amuleti, alcune statuette lignee, una notevole maschera di sarcofago in legno dipinto e due frammenti di cartonnage di mummia.
I reperti di punta della donazione Valsè Pantellini, le due mummie di giovane donna e bambino saranno per la prima volta separati per essere sottoposti agli esami ed essere oggetto di un importante restauro dopo che i loro resti, sotto un profilo conservativo, saranno messi in sicurezza.
“Conclusa la messa in sicurezza - spiega la restauratrice Cinzia Oliva - verrà fatta una precisa campagna diagnostica che prevede la datazione dei reperti col metodo del carbonio C14, saranno diagnosticati anche i tessuti delle bende, per la tac le mummie saranno trasferite all’ospedale di Rovigo e l’università di Padova provvederà alla ricostruzione tridimensionale dei corpi”.

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