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Rovigoracconta

Festival da record, ma con finale al veleno

Nuzzi cacciato dal Duomo: teatro negato all’autore delle inchieste sul Vaticano, costretto a spostarsi in piazza.

Il “Peccato originale” di Gianluigi Nuzzi ha colpito anche a Rovigo: programmato al teatro Duomo per Rovigoracconta, è stato invece spostato in piazza Vittorio Emanuele, perché pare non accolto dai sacerdoti.

“Ditelo al parroco che io vado in chiesa e non sono anticlericale, non criminalizzo il Vaticano, né conoscere la verità allontana dalla fede, che è un patrimonio”, con queste parole ha dunque esordito il noto giornalista televisivo alla platea gremita sul liston arancione.

Dopo “Vaticano Spa”, “Sua Santità”, “Via Crucis”, tre inchieste che ci hanno introdotto nei segreti più profondi del Vaticano, con “Peccato originale”, attraverso documenti inediti e testimonianze sorprendenti, Nuzzi approda all’ultimo capitolo, ricomponendo “i tre fili rossi” - sangue, soldi e sesso - alla base della fitta trama di scandali, che hanno sconvolto San Pietro.

Dopo il momento di alta tensione con la denuncia di Gianluigi Nuzzi, Fabio Genovesi, dichiaratosi “figlio di Rovigo” da uno dei suoi primi racconti “Cartoline da Rovigo”, ha stemperato l’atmosfera con il suo divagante monologo inedito “I canti della tv rotta”.

Ma l’ultima giornata di Rovigoracconta è stata intensa, e ha portato ancora tante firme prestigiose o emergenti. La scelta variegata di proposte da parte degli organizzatori del festival rodigino è andata ad accontentare un po’ tutti i gusti e fasce di lettori.

Spunti di riflessione da drammatiche esperienze familiari sono state fornite con “Mi vivi dentro”, in cui Alessandro Milan racconta la sua dolorosa esperienza d’amore e poi della malattia mortale della moglie, che l’ha lasciato a crescere da solo i propri figli.

Omaggio anche a due grandi scrittori: uno straniero ma innamorato dell’Italia, “Hemingway e l’ultima musa” di Andrea Di Robilant e l’altro compianto cantore del nostro Polesine: Gian Antonio Cibotto, cui scrittori e amici hanno dedicato un reading.

Non sono mancati i reportage (“Il Giappone tra pop e sublime”, ritratto di un Paese e di un popolo di Giorgio Amitrano), la favola naturalistica di Folco Terzani “Il cane, il lupo e Dio”, la saggistica, che si è interrogata sull’importanza di un’informazione completa per combattere l’ignoranza con “Conoscere per vivere” di Giovanni Boniolo e sulle potenzialità offerte dalle attuali tecnologie da sfruttare in modo intelligente con “Bassa risoluzione” di Massimo Mantellini; cui ha fatto da controcanto e degno completamento il monologo “I canti della tv rotta” di Fabio Genovesi, che ha chiuso la manifestazione.

Insomma, Rovigoracconta in quattro giorni ha accontentato davvero tutti. E adesso, arrivederci all’anno prossimo.

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