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Bando periferie

“Avanti anche senza Maddalena”

Per rimodulare il piano c’è tempo fino all’8 giugno. Scontri accesi fra maggioranza e opposizione

“Avanti anche senza Maddalena”

 Ci sarà tempo fino all’8 giugno per chiedere al ministero la rimodulazione del progetto di riqualificazione delle aree degradate. Un rimodulazione che potrebbe anche fare a meno del recupero dell’ex Maddalena, come ha detto il vicesindaco Bimbatti: “Il progetto si farà per ottenere il finanziamento, Maddalena o non Maddalena”.

Ieri la commissione consiliare sul bando periferie è vissuta su due fasi. Nella prima i tecnici di palazzo Nodari, a partire dal responsabile unico del procedimento Ruggero Tezzon e dall’avvocato civico Ferruccio Lembo, hanno ripercorso le tappe dell’iter progettuale per arrivare al finanziamento di 13,5 milioni di euro dal governo per la riqualificazione del quartiere Commenda. E per rimarcare il dietrofront di Cefil “che in un primo momento aveva firmato le fasi progettuali, sempre condivise fra Comune e privati, poi si è rifiutata di firmare il preliminare di cessione dell’ex Maddalena, come invece era disponibile a fare la ditta Reale, mettendo il progetto in stallo”.

Nella seconda fase, invece, si è acceso il dibattito politico, con toni anche forti, con l’opposizione che ha accusato la maggioranza di non avere messo a disposizione la documentazione. Sono anche volate parole grosse, che come sempre in questi casi lasciano il tempo che trovano. Uno scambio di battute fra consiglieri di minoranza e centrodestra con il leghista Michele Aretusini che ha esclamato: “L’ex ospedale Maddalena vale zero. Per la città ha comportato solo problemi di degrado e criminalità. Serve un sforzo di responsabilità da parte di tutti per portare a casa il progetto!”.

Prima del dibattito politico Tezzon e Lembo avevano puntualizzato i passaggi dell’iter progettuale, ricordando anche “i numerosi solleciti rivolti ai privati per la presentazione di un piano economico finanziario”. Poi la condivisione “del protocollo d’intesa, firmato dai due imprenditori. All’inizio avevano accettato la valutazione dell’immobile dell’agenzia del demanio di 4 milioni. Poi uno dei privati ha chiesto che il Comune contribuisse con oltre tre milioni di euro. Cosa impossibile”. A seguire gli uffici comunali hanno dovuto rivalutare il valore dell’ex Maddalena, in quanto la cessione non sarebbe più avvenuta a titolo non oneroso, ma oneroso (in assenza della cessione ai privati dei 4 immobili da riqualificare e sfruttare temporaneamente), arrivando così a 2,5 milioni. “Cifra che i privati avevano accettato. Fino allo scorso 9 maggio, quando Cefil ha dato l’indisponibilità a firmare il preliminare, ribadita poi nei giorni scorsi”.

Ora c’è tempo fino all’8 giugno per chiedere al ministero una proroga dei termini per poter rimodulare il progetto, che cambierà in caso di assenza dell’ex Maddalena (un primo cambiamento era già stato fatto specificando che oggetto della riqualificazione sarebbero stati solo i primi tre piani dell’edificio).

La parte “tecnica” dell’assemblea poi è stata surclassata da quella politica. L’assessore Saccardin ha sottolineato che “io sono stato il primo a inserire il Maddalena fra gli immobili degradati da recuperare”.

Infine il vicesindaco Andrea Bimbatti ha chiuso il dibattito: “Lo sforzo va fatto per portare a casa il finanziamento di 13,5 milioni e riqualificare un’area degradata della città. Maddalena o non Maddalena”. Come dire: se Piano B deve essere, non è escluso che si tratti di un’area diversa dalla Commenda. E al di là delle polemiche politiche, è evidente che lo sforzo per non perdere i 13,5 milioni verrà fatto fino in fondo. Poi ci sarà tempo per le recriminazioni. Con Bimbatti che proprio sulla Voce, due giorni fa, ha detto quello che in molti pensano ma nessuno fino ad oggi aveva avuto il coraggio di dire: “Questo cambio di idea Cefil lo dovrà spiegare alla città e ai cittadini”. Una battuta che non è passata inosservata, tanto che la stessa società è pronta a difendere pubblicamente la propria scelta.

E intanto in Commenda guardano e sperano. Anzi, qualcuno inizia a perdere anche la pazienza. Della serie: cessione o non cessione, il Maddalena così non può restare. E la proprietà, in un modo o nell’altro, dovrà intervenire per mettere il “mostro” in sicurezza. Almeno quello.

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