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IL CASO

Appello: “Ridateci le case chiuse”

“Occorre una mutua assistenza fra lavoratrici del sesso, e poi sicurezza, partite Iva, tasse “

“Legalizzare la prostituzione”

ROVIGO - “Legalizzare la prostituzione”. L’invito è ricolto da un consigliere comunale alla giunta di Rovigo. Il tema ogni tanto si ripresenta, e solleva polemiche e posizioni contrapposte. Un argomento rilanciato dall’incremento, emerso nei giorni scorsi, di case d’appuntamenti clandestine o del ricorso alle lucciole attraverso il web.

La prostituzione continua a dividere, d’altra parte è definito il mestiere più vecchio del mondo. E il dibattito si articola, al di là di posizioni più o meno moralistiche, sugli aspetti di sicurezza ed economici. Ed ecco che ritorna in primo piano la richiesta di portare in superficie un mondo sommerso e clandestino, dove pullulano traffici squallidi, dove la donna è considerata oggetto, e oggetto spesso di violenze e privazioni. Per questi motivi i sostenitori della legalizzazione sostengono la messa in sicurezza di un’attività che, volenti o nolenti, dura dall’alba del mondo.

Ed ora è il consigliere comunale di Fare, Antonio Rossini, che sollecita sindaco e giunta di Rovigo a prendere posizione e provvedimenti per legalizzare la prostituzione.

“Ho chiesto al sindaco Bergamin e all’intera giunta comunale - dice Antoni Rossini - se si intenda perseguire l’obiettivo politico, mettendo in essere tutti gli atti necessari, per far sì che nell’agenda, già possibilmente del prossimo Consiglio Comunale, sia messa ai voti la proposta del Comune di Rovigo alle istituzioni politiche regionale e nazionali tendente a chiedere l’approvazione di una legge che permetta ai lavoratori/lavoratrici del sesso di autoorganizzarsi, e di creare iniziative di mutua assistenza, prevedendo l’obbligo di controlli sanitari obbligatori”.

Si tratta, inoltre, di permettere che i le lavoratrici del sesso “possano aprire partite Iva che riconoscano la loro attività come legittima, di poter maturare una pensione”.

Per Rossini gli obiettivi alla base di questa legge si potrebbero riassumere nei seguenti punti che possono costituire una sorta di vademecum: “Migliorare la posizione giuridica e sociale di coloro che vendono prestazioni sessuali; migliorarne le condizioni di lavoro e assicurare controlli sanitari e rapporti solamente protetti; eliminare la prostituzione illegale e il traffico di esseri umani; predisporre condizioni alternative per le donne/uomini che desiderano cambiare professione”. L’idea alla base della legge è che la regolamentazione è vista come un mezzo “per integrare il mercato della prostituzione nell’economia formale rimuovendone contestualmente lo stigma. In tal modo i lavoratori del sesso possono esercitare l’attività sia come lavoratori autonomi sia come dipendenti”. Il tutto per “evitare fenomeni di sfruttamento, depotenziando il racket che ruota attorno alla prostituzione”, dovrà essere espressamente previsto, quindi, il divieto di cessione ‘a terzi dei crediti da prestazione dei lavoratori del sesso’, che devono peraltro essere soggetti a tassazione”.

La legge dovrebbe inoltre sancire che “la relazione tra lavoratore del sesso e cliente non è più considerata immorale in quanto regolata per legge. In virtù di tali disposizioni il lavoratore del sesso può esercitare il diritto legale al proprio compenso. Lo sfruttamento e la prostituzione minorile devono non solo restare illegali, ma essere maggiormente punibili. Dovrà essere sanzionata con alte pene detentive la coercizione alla prostituzione”.

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