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LA MAXI INCHIESTA

Rifiuti inquinanti sotto le strade: subito un rinvio a maggio

Per ora si fanno avanti 12 Comuni, dei 21 polesani, ma altri potrebbero muoversi a breve

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Le prime indagini sono state quelle dei carabinieri forestali di Rovigo

E' partita subito con un rinvio, la maxi udienza frutto della indagine della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, basata sulle verifiche dei carabinieri forestali di Rovigo, su un gigantesco fenomeno di smaltimento irregolare di rifiuti, anche inquinanti e pericolosi (LEGGI ARTICOLO). Attività illecite che avrebbero toccato ben 108 Comuni tra Veneto, Emilia e Lombardia. 21 solo in Polesine (LEGGI ARTICOLO). Secondo la ricostruzione accusatoria, i rifiuti, spacciati come "cemento ecologico", sarebbero finiti nei cantieri di strade, soprattutto interpoderali.

Un problema nella notifica a uno dei tre imputati ha reso necessario il rinvio al prossimo 8 maggio. C'è stato, comunque, tempo per contare le pubbliche amministrazioni e gli enti locali che hanno domandato di costituirsi parte civile, ossia di essere presenti in aula, con un proprio legale, a fianco dell'accusa, sia in udienza preliminare che a dibattimento, per domandare un risarcimento. 12, al momento, i Comuni polesani che hanno avanzato questa istanza. Si tratta di Arquà Polesine, Calto, Occhiobello, Castelguglielmo, Stienta, Badia Polesine, Canda, Costa di Rovigo, Pincara, Castelnovo Bariano, Trecenta e Giacciano con Baruchella. Altri potrebbero aggiungersi a breve. Analoga istanza è stata avanzata dalla Provincia di Rovigo e dalla Regione del Veneto.

I Comuni interessati dalla vicenda sono i seguenti, per quanto riguarda la Provincia di Rovigo: Arquà Polesine, Badia Polesine, Bergantino, Calto, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Gaiba, Giacciano con Baruchella, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, San Martino di Venezze, Stienta, Trecenta, Villadose.

I conferimenti di rifiuti, secondo l'impostazione del capo di imputazione, sarebbero proseguiti dal 2013 al 2016: circa 200mila tonnellate nel 2013, 230mila nel 2014, 60mila nel 2015, 25mila nel 2016. Numeri che fanno riferimento allo scenario globale dell'inchiesta, non solamente al filone polesano. In alcune circostanze, nel materiale impiegato per la costruzione ci sarebbero state concentrazioni superiori alla soglia di legge per i valori di rame, piombo, nichel, cromo. Tre in tutto gli imputati: un imprenditore, un procacciatore d'affari e un agricoltore e proprietario di terreni, tutti del Veronese.

A difendere la quasi totalità degli enti locali polesani, gli avvocati Palmiro Franco Tosini e Giampaolo Schiesaro. Tosini, in particolare, ha domandato, a nome degli enti che rappresenta, la citazione anche dei cosiddetti "responsabili" civili, ossia società e imprese degli imputati, che possano costituire una garanzia a fronte di un eventuale risarcimento.

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