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Adria

"L'oncologia rischia la chiusura"

Il grido dall'allarme dei sindacati. Davide Benazzo: "Sono rimasti con un solo medico e l'Ulss non sta facendo nulla"

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L'ospedale di Adria

"Se non basta la programmazione regionale a mettere in ginocchio i servizi pubblici ci pensa chi li governa come sta succedendo all’Oncologia di Adria", comincia con queste parole il grido di allarme lanciato dal segretario della Fp Cgil, Davide Benazzo.

"Un servizio costruito circa 10 anni fa e che ha saputo in questo spazio di tempo accreditarsi con i pazienti del Basso Polesine e non solo, e su questo posso parlare personalmente per una persona a me vicina che in questo servizio ha trovato la qualità e l’umanità che ogni persona spera di trovare quando si trova a dover affrontare un dramma personale e famigliare come una patologia Oncologica - continua Benazzo - Un servizio che ha costruito una importante risposta medica di prossimità ai tanti pazienti Oncologici che fino a quel momento migravano per la maggior parte in altre Ulss. Un servizio che è cresciuto professionalmente, individualmente ed in equipe, fino a dare risposta a ad un terzo delle richieste ambulatoriali dell’intera provincia, quasi il 50% di quanto fa la restante Ulss Polesana".

"Un servizio che, grazie alle scelte lungimiranti di chi ha ci ha creduto, ha saputo creare prima sinergie con lo IOV e poi, vista l’aumentare delle richieste e la risposta dei pazienti, aumentare l’organico medico creando i presupposti per un servizio riconosciuto dalle tante persone che vi accedono. Purtroppo ora rischia la chiusura perché da quasi un anno vi è un solo medico e le soluzioni, malgrado le molteplici discussioni e richieste poste alla Direzione Generale e Sanitaria, nulla è cambiato. Troppo comodo se la risposta alle criticità inevase diventa la difficoltà a reperire Oncologi, quando non metti in atto nessuna azione organizzativa che tamponi la situazione e permetta al servizio di rimanere aperto. Non solo non sono state messe in atto azioni riorganizzative che potessero tamponare la situazione, ma, cosa più grave, se ne sta determinato l’isolamento professionale dove, nella medicina ma soprattutto in oncologia, non prevedere il lavoro di equipe e il costante confronto vuol dire mettere in discussione il servizio stesso oltre alle possibili ricadute e rischi professionali e per i pazienti, per ora evitati solo dal grande lavoro fatto dai professionisti presenti".

"Se la Direzione non agisce urgentemente sarà la principale colpevole di una ulteriore riduzione dei servizi sanitari in Basso Polesine ed è per questo che denunciamo pubblicamente la situazione chiedendo anche alle Amministrazioni e ai Cittadini di imporre con forza che questo servizio rimanga centrale nella risposta ai pazienti oncologici del Basso Polesine".

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