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IL GIALLO DI ARQUA'

"Raoul non si è ucciso. Chi ha visto tutto parli"

Sei anni fa perdeva la vita il giovane Raoul Stefani, 16 anni. L'indagine è stata archiviata, ma i genitori ritengono che la verità sia diversa

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I compagni di Raoul chiedono verità fuori del Tribunale

"Il 18 aprile di 6 anni fa nostro figlio Raul Stefani veniva travolto dal treno nella stazione di Arquà Polesine. Le indagini, incentrate sulla  prima semplicistica versione del suicidio hanno di fatto trascurato  la ricerca di prove ed elementi essenziali, primi fa tutte le varie telecamere presenti sul territorio, quando poi interrogando amici e conoscenti è risultata evidente la gioia di vivere e la assoluta serenità di nostro figlio, gli elementi essenziali di indagine erano definitivamente perduti. Abbiamo ricevuto 4 lettere anonime con una chiara e circostanziata dinamica dell’accaduto e che coinvolgono delle persone citandone nomi e cognomi".

Lo dicono i genitori del giovane che ha perso la vita in stazione ad Arquà Polesine (LEGGI ARTICOLO). Non si sono mai rassegnati alla versione del suicidio, per quanto le indagini non abbiano portato a novità di rilievo. "Attraverso i contributi di investigatori privati ed esperti informatici, del dottor Luca Massaro, medico legale ed esperto in scienze criminologiche, e dell’ingegnere forense Andreas Melinato, coordinati dal legale che ci assiste fin dall’inizio, si è arrivati a escludere totalmente le conclusioni dell’autorità giudiziaria che ha disposto l'archiviazione lasciando purtroppo ampissime zone grigie e prive di concreta spiegazione".

"I limiti tecnici dell'attività investigativa in cui hanno operato i nostri consulenti non ci consentono di andare oltre. Serve che chi era presente  quella sera del 18 aprile 2013 e chi ha scritto le lettere che tanto ci hanno rivelato, e per questo li ringraziamo e saremo loro per sempre grati, prenda posizione e riporti all'autorità giudiziaria quello che sanno e quello che hanno visto.  Solo così si potrà rivedere il giudizio su una morte giudicata, ingiustamente, suicidio fin dall'inizio".

Come riporta il medico legale dottor Massaro 'Il suicidio è una diagnosi difficile al pari dell’ omicidio, soprattutto quando la dinamica (investimento ferroviario) porterebbe a escludere a buon senso la causa naturale, quella accidentale e quella omicidiaria, ma la death investigation non è buon senso, è tecnica di indagine, metodo nella raccolta dei dati e interpretazione critica di questi. Il suicidio è una diagnosi positiva e servono chiari indicatori, non è una diagnosi di esclusione delle altre cause'".

"Ci rivolgiamo a chi sa  sperando che ora trovi il coraggio di dire quello che, comprensibilmente, non si è sentito di dire sei anni fa.  Quello a cui hai assistito è  terribile; ma  pensa a cosa è stato per noi sapere che tu hai visto e non hai potuto impedire, e sono state ancora più terribili  le conclusioni della Procura: Raoul si è suicidato. Tu lo sai bene che non è andata così.  Contattaci e parleremo insieme e se a quel punto non vorrai parlarne più, capiremo ti chiediamo di dirci di persona quello che hai scritto, non faremmo mai nulla di pericoloso per te o da metterti in pericolo. Cerchiamo giustizia e chiediamo che venga restituita dignità alla vita del nostro figlio adolescente e al suo ricordo. Raoul non si è suicidato. Chiediamo troppo?". 

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