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Fausto Giovannini, re del pane

Saga familiare di mugnai e fornai iniziata un secolo fa che prosegue con Stefano e Paola: premiati dal Rotary Club

Fausto Giovannini, re del pane

Fausto Giovannini ha ricevuto il riconoscimento di “Artigiano dell’anno” da parte del Rotary club. La cerimonia di consegna è avvenuta nel corso della recente conviviale: giusto elogio alla storia e alla funzione della famiglia Giovannini, mugnai e fornai, che proprio nel 2018 hanno tagliato un secolo di attività nell’arte bianca. La targa consegnata dal presidente Livio Penzo vuole sottolineare la figura il sapiente fornaio, “panificatore a Papozze ed Adria” riconoscendogli il ruolo che nei secoli il commercio ha ricoperto nella società e nelle piccole comunità. Il forno è situato a Panarella e possiede due negozi, Adria e Bottrighe; lo stesso Fausto continua come i bisnonni a portare il pane a domicilio.

Dunque, una storia di 100 anni che vede il passaggio di testimone da Velio a Licinio, quindi Romualdo e ora Fausto: queste sono le quattro generazioni di Giovannini di Panarella, da sempre mugnai del Po. Poi fornai dal 1929, dopo il “grande giassòn” del fiume, quando i mulini frantumati dalla morsa del ghiaccio cessarono di esistere. “Nell’immaginario popolare dei paesi rivieraschi – ricorda lo storico Paolo Rigoni - rimane ancor nitida la figura dell’Angelina fornara, la moglie di Licinio, donna vigorosa che sapeva impugnare con mano ferma le briglie del cavallo così come riusciva stringere affari vantaggiosi per sé e per i suoi. L’Angelina girava per le campagne con cavallo e carretto ad acquistare frumento e mais da portare al mulino che restituiva in farina da polenta e, quotidianamente nel pane, che allora, vuoi per l’acqua del Po, limpida e pura, vuoi per i grani coltivati naturalmente, ‘sapeva’ di pane”.

Ora i tempi sono cambiati. Il testimone è stato raccolto da Fausto, figlio di Romualdo, dalla moglie Adriana e dai loro figli, Stefano e Paola, che proseguono con l’originaria filosofia di non confezionare pane con farine di provenienza dubbia puntando su genuinità, tracciabilità e cura del rapporto umano con i propri clienti. Una strategia vincente che ha consolidato la loro fetta di mercato e che sono decisi a difendere dalle insidie della grande distribuzione, ma soprattutto da quello che Arnaldo Cavallari chiamava “pane di plastica”.

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