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Outlet, ci sono grossi guai all'orizzonte (e l'idea è quella di vendere)

Occhiobello

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L'Outlet Delta Po deserto nel pomeriggio del 31 gennaio

Doveva essere un luogo “emozionale”.



A quasi dieci mesi dall’inaugurazione, l’Outlet Delta Po di Occhiobello è tristemente richiuso su se stesso: negozi che si contano sulle dita di una mano (bar compresi), niente grandi marchi, affari a rilento, parcheggio deserto...



Si presenta così, oggi, la struttura che tanta paura aveva messo al commercio polesano: una cattedrale nel deserto, persa in mezzo alle nebbie padane.



E dove sono finite le migliaia di cinesi che avrebbero dovuto fare shopping e poi partire alla scoperta del Delta?



Ma il nostro viaggio all’interno dell’Outlet apre anche nuovi interrogativi: come può una struttura di questo genere reggere al peso del mercato?



Come può fare fronte ai costi, che ci sono e sono ingenti (dalla manutenzione alle utenze al personale amministrativo)?



Il timore è che la risposta stia nelle ingiunzioni di pagamento che già sono arrivate al Tribunale di Rovigo. Ingiunzioni accolte dal giudice e alle quali la società si è opposta, certo.



Ma sono sono macigni sul futuro, tanto che già si inizia a parlare di trattative per la vendita ad un grande gruppo come unica alternativa ad un declino definitivo (con il rischio che sia traumatico) che nessuno si augura ma con il quale, se le cose non cambieranno, c’è la concreta possibilità di dovere fare i conti.

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