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Pd, la querelle finisce davanti al giudice

Porto Viro

51007

Thomas Giacon

Una querelle politica che è finita davanti al giudice di pace con sette esponenti del Pd di allora accusati di diffamazione. Alla base, uno scontro interno, avvenuto nel 2013, all’epoca del congresso provinciale: la questione era nata con riferimento al congresso di circolo di Porto Viro.



Sette esponenti del Pd (uno dei quali è deceduto), secondo l’imputazione, avevano accusato l’ex senatore Domenico Romeo, anch’egli esponente del Partito democratico, di aver avuto nel 2013, in occasione del congresso di circolo a Porto Viro, comportamenti definiti “non corretti e disonesti”.



Gli esponenti del Pd sono l’ex sindaco Thomas Giacon, Alessandro Palli, Luciano Mantovan, Sandro Zanforlin, Giannino Vianello (tutti assistiti dall’avvocato Gianfranco Munari) e Denis Mancin (quest’ultimo assistito dall’avvocato Cristina Zangerolami) ieri citati davanti al giudice di pace per diffamazione in concorso, con l’accusa di aver offeso la reputazione di Domenico Romeo: affermazioni contenute in documenti presentati alla commissione provinciale di garanzia del Pd.



Il congresso di Porto Viro era stato successivamente sospeso a seguito di un ricorso: erano state denunciate delle irregolarità, in particolare perchè sarebbe stato ravvisato un afflusso “anomalo” di persone.



Secondo l’accusa, nel capo A dell’imputazione, nella “Relazione relativa alla sospensione del Congresso di circolo del Partito democratico di Porto Viro del 29 ottobre 2013 e nel ricorso avente lo stesso contenuto, entrambi a firma di Thomas Giacon e depositati alla Commissione provinciale di garanzia del Pd di Rovigo il 30 ottobre del 2013, si affermava (per l’accusa, falsamente) che Domenico Romeo aveva incontrato in un bar a Porto Viro, il 25 ottobre del 2013, insieme ad altre due persone, numerosi cittadini, ai quali avrebbe consegnato la quota di iscrizione per il tesseramento al Partito democratico previsto la successiva domenica, nonchè un “pizzino” contenente l’indicazione di voto da attribuire ad un candidato preciso.



Negli stessi atti, si affermava (sempre falsamente, secondo l’accusa) anche che Romeo si era allontanato dal congresso di Porto Viro del 27 ottobre 2013 con altri, i quali poi avrebbero passato banconote da 20 euro e “pizzini” a nuovi iscritti al Partito democratico.



Per quanto riguarda il capo B, nella memoria espositiva a corredo della segnalazione-reclamo relativa alla sospensione del Congresso di circolo di Porto Viro (a firma di Thomas Giacon) e nel ricorso (in questo caso a firma di Thomas Giacon, Alessandro Palli, Luciano Mantovan, Sandro Zanforlin, Giannino Vianello e Denis Mancin), entrambi privi di data e depositati alla Commissione provinciale di garanzia del Partito democratico di Rovigo il 15 novembre del 2013, si affermava ancora che Romeo aveva incontrato in un bar a Porto Viro, il 25 ottobre del 2013, alcune persone e che attorno a loro si era registrato un “anomalo e inconsueto afflusso di persone che si recavano a colloquio con loro”; i sette ricorrenti sostenevano anche che Domenico Romeo si era allontanato dal congresso di Porto Viro del 27 ottobre con altri, “maliziosamente accostando” lo stesso Romeo a queste persone, che avrebbero passato banconote da 20 euro e “fogliettini” a nuovi iscritti al Partito democratico: comportamenti tutti attributi a Domenica Romeo e “definiti non corretti e disonesti”.



Ieri, le parti sono state convocate davanti al giudice di pace, il quale ha rinviato il giudizio al 6 dicembre per il tentativo di conciliazione. Domenico Romeo, assistito dall’avvocato Riccardo Venturi, ha manifestato la volontà di costituirsi parte civile.



Il servizio sulla Voce del 9 marzo

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