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Economia circolare della plastica: un nuovo settore in rapida crescita

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Siamo abituati a dati, classifiche e statistiche nelle quali l'Italia si colloca spesso agli ultimi posti, dietro a buona parte dei restanti paesi europei. Eppure, esiste un settore di vitale importanza e dall'insospettabile valore economico che vede il Bel Paese primeggiare sul resto del Vecchio Continente: quello del riciclo.

Secondo i dati Eurostat (l'ente statistico dell'Unione Europea), in media, la quota dei rifiuti recuperati e correttamente avviati al riciclo in Italia si attesta attorno ad un sorprendente 76,9%, una quota ben al di sopra del valore medio dell'Unione, pari appena al 37%.

L'Italia non supera solo i paesi dell'Est Europa, dove ben l'80% dei rifiuti finisce in discarica, ma anche Germania, Francia e Regno Unito.
Si tratta di una notizia indubbiamente molto importante, soprattutto in vista delle nuove direttive che nei prossimi mesi saranno presentate alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo e che potrebbero fissare al 65% l'obiettivo da raggiungere entro il 2035 per quanto riguarda la quota di rifiuti avviati al riciclo in tutti gli stati membri dell'Unione.

Nell'exploit dell'Italia nella speciale classifica dei paesi più virtuosi nel riciclo gioca un ruolo importante il fatto che in molti stati dell'Europa settentrionale la maggior parte dei rifiuti venga avviata ai termovalorizzatori per la produzione di energia. Tuttavia, il vero merito va alle iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza, al lavoro dei consorzi coinvolti nello smaltimento dei rifiuti e all'attività delle aziende impegnate nel recupero e nel riuso dei materiali differenziati.



Con 8,4 milioni di tonnellate di rifiuti avviati al riciclo ed una crescita media rispetto all'anno precedente del 3%, il comparto, stando a quanto rilevato dal report "L'Italia del Riciclo 2017", ha raggiunto un valore pari a 23 miliardi di euro, cifra equivalente all'1% del PIL del paese.



Il riuso dei materiali di scarto recuperati attraverso la differenziazione dei rifiuti urbani rappresenta un brillante esempio dei vantaggi dell'economia circolare: al termine del loro ciclo di vita, prodotti e materiali vengono processati e trasformati in nuove risorse, a partire dalle quali generare nuovi beni di consumo. Numerosi gli aspetti positivi: abbattimento del costo delle materie prime, minimizzazione della quantità dei rifiuti destinati alle discariche e, ultimo ma non meno importante, riduzione dell'inquinamento ambientale.



In testa ai materiali maggiormente riciclati in Italia c'è la plastica: secondo i dati raccolti da Legambiente e dal Consorzio Corepla, nel 2016 delle 960mila tonnellate di rifiuti plastici raccolti, ben 550mila sono state riutilizzate, evitandone l'accumulo in discarica e la dispersione nell'ambiente.



Dalla produzione di tessuti sintetici per la realizzazione di indumenti al riuso per la generazione di nuovi imballaggi: la versatilità dei materiali plastici di recupero ne fa una risorsa dalle grandi potenzialità.
Il polietilene ad alta densità (contraddistinto dalla sigla HDPE) e il polipropilene (PP) sono attualmente tra le materie plastiche maggiormente diffuse e anche tra quelle che più si prestano al riutilizzo. Persino le cassette impiegate per il trasporto e la vendita dei prodotti ortofrutticoli, onnipresenti in mercati e supermercati, grazie ai moderni processi di recupero dei materiali, oggi possono essere stampate a partire da plastiche riciclate.
Al contrario, l'impiego di materiali di prima fusione rimane in genere imperativo per tutti gli imballaggi e i contenitori destinati all'uso alimentare e al contatto con pietanze calde, come i classici involucri utilizzati nel settore catering: in questo caso, sono le normative internazionali a prevedere l'uso di materiali vergini, onde evitare qualsiasi pericolo di contaminazione o alterazione delle proprietà organolettiche degli alimenti trasportati.

Nonostante gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni, in Italia come nel resto del mondo lo smaltimento dei rifiuti plastici continua a rappresentare un annoso problema.

In particolare, a destare preoccupazione è il fenomeno del cosiddetto "marine litter" ovvero dell'accumulo di plastiche nei mari. Fortunatamente, il Mar Mediterraneo gode di un buono stato di salute sotto questo punto di vista, specie se confrontato con la situazione dell'Oceano Pacifico, dove il "plastic vortex" – un isolotto interamente formato da rifiuti plastici – continua a crescere di anno in anno.



A sorpresa, tra i rifiuti maggiormente diffusi sulle coste italiane spiccano i bastoncini dei cotton-fioc, che secondo stime dell'Enea sarebbero presenti con oltre 100 milioni di unità lungo i litorali del paese. Ad essi, si aggiungono le altre microplastiche, ovvero le fibre e i granelli di materiale sintetico riversati in ingenti quantità nelle acque, rilasciate, ad esempio, dai tessuti durante i lavaggi.



Lo scorso dicembre, la prima edizione del contest IH Fellowship on Ocean Cleanup ha selezionato e premiato due progetti italiani finalizzati al controllo e alla riduzione dell'inquinamento marino causato dalle plastiche.
Due le start-up premiate: Gr3n, che ha messo a punto un innovativo metodo di riciclo chimico di alcune tipologie di plastiche capace di consentire molteplici riutilizzi degli stessi materiali, e SEADS (SEA Defence Solutions), azienda che ha progettato un sistema di barriere a bacini che consentirebbe di filtrare le acque dei fiumi, isolare le microplastiche ed immetterle nei percorsi di riciclo.



Nel frattempo, con un emendamento alla Legge di Bilancio 2018, in Italia torna ad essere essere vietata la produzione e la vendita di cotton-fioc realizzati in materiali non biodegradabili a partire dal primo gennaio 2019 e, allo stesso modo, vengono messi al bando tutti i cosmetici contenenti microplastiche.

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