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Il caso

Sindaco, rimuovi il velox, o te ne pentirai

Un testo delirante scritto dalle “Brigate antiangherie” contro il sindaco di San Bellino

Sindaco, rimuovi il velox, o te ne pentirai

Lettera minatoria al sindaco di San Belino: “Rimuovi quel velox, o te ne pentirai amaramente, ci saranno ritorsioni”. Che i velox non piacciano agli automobilisti si sa. E ci sta, visto che spesso bacchettano i furbetti dell’acceleratore con fotografie e multe per eccesso di velocità. Ora però si rasenta la follia, e forse il ridicolo se la cosa non ponesse problemi di sicurezza. Perché un sedicente gruppo “popolare” è arrivato a minacciare il sindaco di San Bellino, e la sua giunta, a causa dell’autovelox installato poco prima di Pasqua sulla strada provinciale 17, all’altezza della zona artigianale di San Bellino. Un impianto che ha mietuto da subito centinaia di multe (e di vittime), tanto che dopo 10 giorni è stato temporaneamente spento per la necessità di gestire le pratiche di oltre 1.200 sanzioni.

Ora però la follia prende il nome di queste “Brigate popolari polesane antiangherie” che hanno scritto una lettera minatoria nei confronti di Aldo D’Achille. Il nome, di per sé, non può che suscitare un sorriso, se non altro per la poca credibilità di una simile sigla. Però il contenuto della lunga lettera non è affatto da ridere, non una semplice goliardata, quindi.

Nella lettera questo gruppo spiega di “non aver nulla contro gli autovelox installati a norma di legge”, ma se la prende contro il velox di San Bellino “truffaldino, installato sulla strada con direzione di marcia San Bellino Lendinara, ma che con l’inganno rileva la velocità di chi da Lendinara va verso San Bellino. Così facendo inganna vigliaccamente gli automobilisti”. Secondo queste Brigate, poi, il velox sarebbe mal segnalato, non giustificato eccetera eccetera. Insomma “una truffa per fare cassa”. Fin qui la protesta, che a dire il vero è anche molto vox populi (basta guardare i social...). Ma la minaccia è davvero troppo. Oltre ad essere un reato evidente, come quando si incita a “ritorsioni nei confronti del sindaco e dei suoi complici”.

Insomma un testo delirante che sembra riecheggiare i comunicati delle formazioni terroristiche degli anni ‘70.

“Sindaco non ci metta alla prova potrebbe pentirsene”. Ma ad inquietare di più è il passaggio in cui si fa riferimento ad altri sindaci, quelli del Basso Polesine, “che hanno ricevuto i nostri regalini e oltre a ritornare sui loro passi non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia”. Questa, diciamolo, è davvero brutta. E invita a riflettere bene su quella che a prima vista poteva sembrare una goliardata.

Veramente ci sono stati sindaci a cui - come in terre che non vogliamo neanche nominare - è stata bruciata l’auto e non l’hanno denunciato?

“Parcheggi l’auto in garage e non per strada...”.

Più che la lettera di un mitomane sembra dunque lo scritto di un folle, o di chi vuol passare per tale pensando magari di inscenare uno scherzo becero e pericoloso. A rendere poco credibili le minacce, usando la logica, è proprio la motivazione alla base dell’ultimatum: quando mai si è sentita una formazione che agisce contro i velox? Almeno una volta c’era il mito della rivoluzione. Qua pare che l’estensore della minaccia abbia voluto mescolare parole e slogan di stampo brigatistico con riferimenti più o meno conosciuti, tanto per far capire che non parla totalmente a casaccio. Certo lo si può derubricare a scherzo idiota, o a gesto di un folle, in questo caso però sarebbe ancora più preoccupante.

In ogni caso le forze dell’ordine non prendono niente e nessuno sotto gamba. E la lettera è già arrivata nelle mani di chi di dovere. Anche perché con le minacce proprio non si può scherzare...

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