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Il caso

Velox, il regolamento che ha fatto flop

Nel 2015 il prefetto Provolo provò a ridurre il numero dei velox

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Non è la prima volta che la prefettura di Rovigo entra a pieno titolo nel mondo polesano degli autovelox. In questo caso il prefetto Caterino ha garantito sicurezza e controlli alla giunta di San Bellino oggetto delle minacce contenuta in una lettera delirante. Inoltre si è anche accertato sulla regolare installazione del velox sulla provinciale di San Bellino e sui dispositivi di segnalazione. In un recente passato, però, la prefettura di Rovigo è entrata, anzi ha provato ad entrare, direttamente nella gestione dei rilevatori di velocità sulle strade polesane.
Il prefetto Francesco Provolo qualche anno fa ingaggiò una vera campagna per ridurre il numero degli impianti funzionanti in Polesine. una battaglia per deforestizzare le strade polesane da un elevato numero di autovelox, tutor e velobox. Un ragionamento che non vuole affatto spiegare il delirante, assurdo e miserabile contenuto della lettera minatoria rivolta al sindaco D’Achille, sia chiaro. Ma che vuole ricordare come in passato la prefettura di Rovigo avesse provato a dare una regolata al sistema velox in Polesine.
Nel 2015 Provolo, in collaborazione con la polizia stradale di Rovigo, provò mise nero su bianco un regolamento per il funzionamento dei vigili elettronici. Un testo che chiedeva ai sindaci polesani, sui cui territori erano presenti rilevatori di velocità, di adottare una sorta di vademecum per il funzionamento dei velox. In maniera che su una strada non fossero mai in funzione più di due impianti alla volta. Si cercò, in pratica, di armonizzare l’operatività degli impianti, ovviamente sempre mantenendo viva la funzione di deterrenza degli occhi elettronici. In questi modo il prefetto tentò di limitare quella sensazione di vessazione avvertita da molti automobilisti per l’eccessivo numero di flash sulle strade. Il motto di Provolo era che i velox dovevano servire per aumentare la sicurezza sulle strade, “e non per fare cassa”. Il regolamento fu messo a punto, alcuni sindaci aderirono, ma di fatto non divenne mai pienamente operativo. Rimanendo, nel giro di pochi mesi, lettera morta. Negli anni successivi il numero degli autovelox è continuato ad aumentare senza alcuna forma di armonizzazione e sincronizzazione fra i vari impianti sparsi sulle strade tra Adige e Po. In pratica ogni Comune si gestisce in autonomia i propri impianti. Nessuna deforestazione, quindi. Anzi...

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