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Il caso

Velox, un business per i Comuni

A Rosolina 2,3 milioni di euro da un solo vigile elettronico. A Ficarolo più di un milione.

Velox, un business per i Comuni

Soldi, tanti soldi. Milioni di euro che entrano nelle casse dei Comuni grazie a quella che i sindaci chiamano sicurezza stradale. Sono i proventi degli autovelox, o tutor che siano, installati lungo le strade polesane. Dispositivi che immortalano con scatti e conseguenti verbali, i furbetti dell’acceleratore. Risorse che quindi escono dalle tasche degli automobilisti multati ed entrano nei forzieri dei Comuni.

Il caso San Bellino, con la lettera minatoria spedita al sindaco per forzarlo a rimuovere il velox sulla provinciale, rilancia il tema degli impianti di rilevamento della velocità installati in Polesine. Che hanno resistito anche all’offensiva della prefettura del 2015, quando l’allora prefetto Francesco Provolo aveva messo in piedi un regolamento per limitare l’utilizzo degli impianti. Un testo per impedire che lungo una stessa strada fossero attivi più rilevatori contemporaneamente. Il regolamento raccolse l’adesione di diversi sindaci, più per garbo istituzionale che altro, perché di fatto quella normativa rimase lettera morta, anzi carta straccia.

In Polesine gli autovelox (compresi tutor e velobox) sono oltre 130. Alcuni di questi sono autentici strumenti sforna multe e moltiplicatori di soldi. I re Mida dei velox, che trasformano le foto di chi supera i limiti, in oro, sono quelli che sorvegliano le principali vie di comunicazione.

Il primato del velox dalle uova d’oro spetta con ogni probabilità a Rosolina. Il velox installato sulla strada Romea “gira” infatti su un volume di oltre 20mila verbali l’anno. E produce cash, sotto forma di sanzioni per violazioni del codice della strada, di circa 2,3 milioni di euro all’anno.

Altro velox “stermina patenti” è quello di Ficarolo, dove il tutor piazzato sulla strada Eridania nell’anno 2016 è stato in grado di traferire nelle casse del Comune la bellezza di un milione e 135mila euro. Ed è probabile che nell’anno successivo la mole di verbali sia stata analoga.

Anche ad Adria l’amministrazione comunale introita euro sonanti dal velox, sulla strada Adria-Loreo, capace di raggranellare, almeno nelle speranze del comune, oltre 700mila euro all’anno. Lungo questa stessa strada, pochi giorni fa, in territorio di Loreo, è stato installato un nuovo velox, ed è probabile che possa produrre altrettante multe.

A Porto Viro i due velox sulla Romea (sempre lei) hanno ridotto il proprio volume di flash che fino a qualche anno fa potevano regalare al Comune un milione di euro. Nel 2016 le due postazioni con occhio elettronico hanno fruttato, per le casse del Comune circa 500mila euro. Quindi, grosso modo, 250mila euro per velox.

Non stanno male anche i forzieri di Bagnolo di Po, che nel 2015 hanno incassato 173mila euro grazie al vigile elettronico installato sulla strada che collega il paese a Runzi. In calo invece i velox di Rovigo. Qualche anno fa gli impianti lungo la tangenziale mietevano veri e propri raccolti di banconote, mentre ora il loro fatturato è decisamente calato.

E ancora: per Ariano Polesine ci sono 400mila euro dalle foto scattate lungo le strade comunali, mentre il bilancio di Lendinara si fa forza con somme da velox che vanno dai 200 ai 300mila euro all’anno, con circa 6mila verbali all’anno. Il velox che effettua più stangate è quello sulla strada che porta a Badia, con circa 130mila euro all’anno di “incasso”.

Insomma un fiume di denaro che non si ferma, e che serve alle casse dei Comuni, visto che sono in aumento quelli che decidono di installarli. Anche se, ovviamente, la motivazione di queste scelte è di potenziare la sicurezza stradale e ridurre le velocità di chi spinge sull’acceleratore.

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