you reporter

Via Badaloni

“Al posto del Celio vogliamo un centro culturale”

La richiesta al comune: "Diventi biblioteca e luogo di aggregazione". Il barista: “Questa ormai è la strada della disperazione”. La residente: “Sistemare l’intera zona”.

“Al posto del Celio vogliamo un centro culturale”

I vigili urbani all’ex liceo Celio? Sì va bene ma parliamone. Perché i rodigini preferirebbero vedere restituito lo storico edificio ai giovani e alla cultura.

E se proprio scuola non potrà più essere (“Sarebbe il mio sogno”, dice però Antonio, da quasi cinquant’anni titolare dello storico bar Favorita, proprio all’inizio di via Badaloni) se ne faccia almeno una biblioteca, un centro culturale, o uno spazio aperto per eventi e iniziative. “Per me - dice però Lorenzo - non si può fare altro che buttarlo giù e ricostruirlo da zero, costa meno che ristrutturarlo e si risolve ogni problema”.

Via Badaloni è orfana: ieri è stato il secondo giorno senza più il festoso vociare degli studenti, che scandiva lo scoccare delle 8 e poi delle 13. “Stamattina mi chiedevo perché ci fosse tutto questo silenzio”, ammette Maria, “montanara - si definisce - ma da un po’ rodigina d’adozione”.

“Peccato che il liceo si sia trasferito, vuol dire che gli studenti non capiranno l’importanza del centro storico - aggiunge - ma se proprio così si doveva fare, il mio desiderio sarebbe che ora al posto della scuola possa nascere un centro culturale, per dare modo a giovani e meno giovani di avere un punto di riferimento. Sarebbe bello anche dare la facciata a degli artisti, che la possano rendere più vivace e colorata”.

Sulla stessa linea Giacomo, diplomatosi al Paleocapa a giugno e molto attivo nel mondo studentesco. “Spero che nel palazzo possa trovare spazio un servizio per la cittadinanza e per i giovani in particolare. In vicolo Donatoni c’è l’Infogiovani, che è davvero sacrificato, e che potrebbe essere spostato. E poi magari si potrebbero creare aule studio, una biblioteca, e spazi di aggregazione. Un modo anche per risolvere i problemi della città, dando modo ai giovani di restare lontani dalla strada”.

L’amico Lorenzo è più drastico: “Giù tutto, e ricostruiamo. Credo sia un bene che la scuola sia stata trasferita: il Marco Polo è un istituto nuovo, moderno e ha anche la sua palestra interna”.

Fabio ha lavorato nel trasloco del Celio, e ha avuto modo di vedere - di recente - com’è l’edificio all’interno. “E’ vecchio, ma non è messo male - racconta - certo bisognerebbe rivedere gli spazi, creando ambienti più grandi di quelle che erano le classi. Servono lavori, poi io lascerei il palazzo ad uso pubblico: una bella biblioteca sarebbe eccezionale. I vigili urbani? Sì può fare, ma preferirei uno spazio aperto ai cittadini”.

Per il barista Antonio “il sogno è il ritorno delle scuole. Bidelli, professori, genitori: sono passati tutti di qua, nel mio bar, così come generazioni intere di studenti. Mi piange il cuore nel vedere questo palazzo trasformato in una piccionaia. Ho paura che resti vuoto per sempre: qui già abbiamo perso il cinema, poi i vigili del fuoco, poi la questura, ora il liceo. Via Badaloni è diventata la via della disperazione”.

Mariella abita proprio in via Badaloni, a pochi passi dall’ex Celio. “Bisognava pensarci prima, ristrutturarlo quando era ora e lasciare dentro la scuola. Ormai è tardi per piangere - striglia - certo è un peccato che tutto vada in malora, perché è un pezzo di storia della città. Ben vengano i vigili, se possono servire a ridare vita alla zona. Certo è che bisognerebbe sistemare tutta la zona: sotto i portici i lampioni non funzionano. E’ una vergogna”.

Sì: in quella che era la via della movida serve proprio un cambio di passo.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

GLI SPECIALI

speciali : meraviglie del delta
Speciali: energia

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.

Powered by Gmde srl