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CARABINIERI ROVIGO

Usura in città, arrestato Rubens Pizzo

Tutto è partito dall'indagine degli investigatori sulla situazione di due commercianti

Anche Gatto Rossini in attesa di Corona

Rubens Pizzo

Una complessa indagine dei carabinieri che ha portato a un doppio arresto, con la pesante ipotesi di reato di usura. Un fenomeno la cui presenza, quindi, si conferma non estranea al Polesine. E' il verdetto che emerge dalla indagine denominata "costrictor", portata avanti dai carabinieri del Nucleo Investigativo dei carabinieri. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale, infatti, sulla base dei riscontri individuati dai carabinieri, ha emesso una ordinanza di custodia ai domiciliari a carico di un residente a Goro, e di un residente a Rovigo, entrambi uomini. A Rovigo, la misura cautelare ha interessato Rubens Pizzo, 45 anni, conosciutissimo, componente della Pro Loco, socio del locale Corsopolitan. In precedenza aveva gestito un altro locale, in città. A Goro, invece, è stato oggetto della misura Pietro Gianella, 52 anni, di professione pescatore.

E' molto raro, nel corso delle attività di polizia giudiziaria, riuscire a gettare luce su casi di usura. Le vittime, infatti, spesso sono restie a collaborare con gli investigatori, proprio perché spaventate dagli usurai. Questa volta, però, i carabinieri dell'investigativo non si sono fermati davanti a nulla. Il nome della indagine è stata scelta per simboleggiare il cappio, la strada senza via d'uscita che imbocca chi si mette nelle mani degli usurai.

Al momento non paiono emergere collegamenti con la criminalità organizzata. L'indagine è partita in Bassopolesine, da un commerciante, residente nel Padovano. L'uomo ha spiegato di essere in ginocchio a causa dei debiti contratti con gli usurai. Non è stato facile convincere l'imprenditore e il figlio a collaborare con le forze dell'ordine. A coordinare gli accertamenti, il sostituto procuratore della Repubblica Fabrizio Suriano.

Emerge, poi, un'altra vittima, originaria del Polesine, ma che esercita la propria attività nel Bolognese. Da evidenziare come le due persone finite ai domiciliari non sarebbero collegate tra loro, quanto ad attività, ma avessero una vittima in Comune. Pizzo, in particolare, in pochi mesi avrebbe prestato a una commerciante di 27 anni una somma nell'ordine di svariate decine di migliaia di euro, con interessi oscillanti attorno al 200%. I fatti si collocherebbero nella seconda metà del 2018.

Va tenuto presente che, allo stato, si tratta di ipotesi investigative, per quanto suffragate, sempre in fase di indagine preliminare, da un primo vaglio del giudice che ha ritenuto di emettere una misura cautelare. Le perquisizioni sono scattate nella mattinata di sabato 16 marzo, nelle due abitazioni del pescatore e di Pizzo.

Secondo la contestazioni al momento formulate dalla Procura, Pizzo, da giugno a dicembre 2018, avrebbe prestato la somma complessiva di 60mila euro a una imprenditrice della provincia di Bologna, una 27enne originaria però del Polesine, pretendendo la restituzione del denaro con interessi al tasso del 200% annuo.

Il gorese, invece, da ottobre 2017 a giugno 2018, avrebbe prestato una somma complessiva di 45mila euro a un commerciante della provincia di Padova, di 27 anni, pretendendo la restituzione del denaro con interessi al tasso del 20% mensile; da giugno a dicembre 2018, avrebbe prestato una somma complessiva di 20mila euro, al padre dello stesso commerciante, pretendendo la restituzione del denaro con interessi al tasso del 50% annuo.

Ci sarebbe già un riscontro che arriva dalle perquisizioni, nel corso delle quali, complessivamente, sarebbero stati sequestrati circa 100mila euro, tra contanti e assegni, oltre a documenti e supporti informatici che ora dovranno essere vagliati nel dettaglio dagli investigatori e dalla Procura.

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