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Rovigo saluta il campione Lomu <br/> Bordon, l'unico riuscito a placcarlo

Palla ovale - Il ricordo

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ROVIGO - ”Ciao, campione!”. Un saluto che ieri è apparso sul profilo Facebook dei Bersaglieri, come in quello di tante altre squadre, tifosi ed appassionati del pallone ovale. Perché da ieri il più grande campione della storia del rugby non c’è più: Jonah Lomu, la leggenda degli All Blacks, è venuto a mancare a soli 40 anni, nel suo appartamento ad Auckland. Da tempo soffriva di sindrome nefrosica, una malattia rara che nel 2002 lo aveva costretto ad interrompere la carriera anzitempo.


Pochi giocatori possono vantare di essere riusciti a fermarlo mentre era lanciato verso la meta. E tra questi c’è un rodigino, Stefano Bordon, ex trequarti centro della nazionale azzurra.


“Era il 1995 - racconta - la Nuova Zelanda aveva appena perso il mondiale in Sudafrica e stava disputando una partita contro la nostra nazionale”. E in campo c’era anche Lomu: “Era un giocatore che poi ha cambiato il modo di fare l’ala, un rugbista fuori dal comune, potente ma veloce. 1.94 metri per 110 chilogrammi e correva i 100 metri in 11 secondi: una vera forza della natura. Durante il mondiale era letteralmente passato sopra a molti avversari importanti, bisognava andare in due o tre per placcarlo. A Bologna fermarlo era quasi impossibile. Quando ci sono riuscito la tribuna è esplosa in un boato”.


Ma gli All Blacks quella volta hanno comunque dominato: “Eravamo riusciti a reggere per il primo tempo, finito 18-6 per loro, ma nella ripresa la Nuova Zelanda ha cominciato a dilagare e la partita si è conclusa 70-6. Poi abbiamo fatto il terzo tempo tutti insieme in giro per Bologna. Lomu però è stato un po’ in disparte, era una persona molto tranquilla e riservata. Sono molto dispiaciuto che ora non ci sia più”.



Al suo ricordo si aggiunge quello di un’altra stella della nazionale italiana, che ha indossato anche la maglia rossoblù. “Lomu era un giocatore che ha fatto la storia del rugby - dichiara Mirco Bergamasco - Un atleta immenso ma dotato di una velocità esplosiva. Quando ha iniziato a giocare non c’erano altri atleti con quelle caratteristiche. Non ho mai avuto l’occasione di scendere in campo contro di lui, ma l’ho incontrato una volta a Firenze, al termine di una partita. Potergli stringere la mano è stato un piacere ed una grande emozione. La sua scomparsa è una grave perdita per il rugby, Lomu aveva fatto tanto per rendere popolare questo sport nel mondo, anche dopo il suo ritiro”.



Non ha avuto la fortuna di conoscerlo, ma ha potuto vederlo in azione un’altra ex stella rossoblù, Alberto Moscardi, pilone nella squadra che nel 1990 ha portato a Rovigo lo scudetto. “L’ho visto giocare nel 1995, nei mondiali in Sudafrica, contro l’Inghilterra - ricorda - era un giocatore impressionante, imprendibile. Magari non molto tecnico, ma sempre efficace. Quella volta gli inglesi hanno fatto davvero molta fatica per fermarlo”.

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