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Nevio Scala, il signore delle Coppe <br/> "Contro il Delta sfida speciale"

L'intervista

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Da giocatore a fine anni '60 ha alzato uno scudetto, una Coppa delle coppe e una Coppa dei campioni, ma è da allenatore che ha vinto un sacco e il suo nome è diventato un mito, essendo tra i pochi ad essere nel novero di coloro che ha portato una “provinciale” sui più alti tetti d'Europa. All'inizio degli anni '90 Nevio Scala sulla panchina del Parma ha conquistato una Coppa delle coppe, una Supercoppa Uefa (nel '93) e una Coppa Uefa (nel '95), nel 1997 è salito sul tetto del mondo (per club) vincendo la Coppa intercontinentale con il Borussia Dortmund. Un “doble” in Ucraina con lo Shaktar Donetsk nel 2002, una coppa di Russia nel 2003 con lo Spartak Mosca e poi il ritorno in Italia, a coltivar tabacco con l'azienda di famiglia. Ora del Parma, rifondato dopo il fallimento, ne è presidente.
Domenica Scala sarà a Rovigo, il Delta al Gabrielli ospita il Parma.



Un ritorno sportivo in Polesine dopo tanti anni, avendo concluso la carriera da calciatore ad Adria, in C2 nella stagione 1980/81. Che annata è stata?



“Un po' complicata, c'era qualche problema societario e molte evoluzioni. Ho vissuto quelle decisioni in maniera serena, mi stavo preparando a fare l'allenatore e ho appeso le scarpe al chiodo, come si suol dire, senza rimpianti”.



Che ricordi tiene di quell'esperienza?


“Non ero più un ragazzino e la corsa non era più quella di una volta, però era una squadra determinata che purtroppo non ha raggiunto la salvezza. Sugli spalti c'era molta gente, erano tempi diversi, c'era più passione e attaccamento alla propria città. Purtroppo non esiste più niente di ciò, stiamo cercando di ripristinare questo spirito a Parma, 10mila abbonati hanno creduto al nostro messaggio”.



Sente ancora qualcuno di quel gruppo?


“Farò gli auguri di Natale e andrò a trovare, condividendo una pizza, Piero Carnacina, personaggio straordinario che non ha neanche espresso a pieno le sue qualità. Ogni tanto sento Pasetti, di recente ho trovato Toffano e ci siamo scambiati alcuni importanti e in alcune occasioni ho visto Garbin e Leonetti. Ho vissuto con loro un pomeriggio triste, ma bello, nel ricordare Tumiatti”.

Adesso la squadra più in auge in Polesine è il Delta, che da Porto Tolle s'è spostato a Rovigo. Che idea s'è fatto della società?



“Era ed è una delle squadre candidate a fare il salto di qualità. L'avvento di Mario Visentini e della figlia hanno dato obiettivi importanti alla squadra e al territorio. Si pensava che il Delta avesse le possibilità per essere protagonista di questo campionato, ha avuto difficoltà all'inizio ma la voglia non l'ha abbandonata”.



In tante stanno provando a mettere i bastoni tra le ruote del Parma, chi è la più temibile tra Delta, Forlì, San Marino e Altovicentino?


“Il Delta lo incontriamo domenica e ci auguriamo di fare una bella partita, come sempre. Abbiamo giocato in campi impossibili e difficili, auguriamoci un bell'incontro e per fortuna a Rovigo il terreno e lo stadio sono buoni. Mi ha molto impressionato il Forlì, ha giocato veramente bene. Sono tutte squadre attrezzate, anche l'Imolese ci ha messo in difficoltà. La gente però ha capito che vogliamo essere puliti, se poi vinceremo il titolo tanto meglio. Voglio che passi il messaggio che a Parma ora c'è un calcio sano”.



Quanto va stretto al Parma questo campionato?


“Per nulla, questo è il nostro campionato. Al di 3 agosto scorso avevamo solo cinque giocatori in prova. Eravamo senza nulla, le prime riunioni si sono tenute a casa mia o in bar. Devo dare merito alla squadra che mi sono scelto: Apolloni, Galassi e Fausto Pizzi. Siamo partiti bene e c'è entusiasmo, siamo in un campionato lungo e difficile da affrontare coi piedi per terra”.



La riforma della Lega Pro e le vicissitudini recenti (i tanti fallimenti) hanno reso la serie D un campionato semiprofessionistico come lo era quarant'anni fa o no?


“Devo ancora entrare nei meandri di queste forze, c'è la voglia di cambiare. Non so se presto o tra qualche anno si cambierà ancora, per eliminare sprechi, esborsi e molte cose. Col nostro statuto abbiamo lanciato messaggi di cambiamento e vedrete che presto il sistema calcio sarà completamente rinnovato”.



Alessandro Lucarelli ha festeggiato 250 presenze con la maglia del Parma, esistono ancora le bandiere nel calcio moderno o stanno sparendo?


“Stanno purtroppo sparendo ma Lucarelli è dimostrazione di qualità e spessore. Gli fa onore aver rinunciato a giocare ancora in un buon livello, aveva offerte in serie B ma ha fatto vedere attaccamento a maglia e città. Lo abbiamo ringraziato, osannato e ce lo stiamo coccolando”.




Manuel Pera è l'attuale capocannoniere, può diventare un obiettivo di mercato?


“Io sono in contatto quotidiano con Minotti e Galassi, responsabili di mercato. Le trattative si aprono l'1 dicembre, abbiamo qualche infortunato grave come Longobardi (ex Delta, ndr.), stagione finita per un intervento pesante e per giunta non sanzionato. Siamo attenti a quel che succcede ma siamo primi e non vedo motivo di pensare a modifiche, poi ogni giorno può succedere di tutto. Pera non è un nostro obiettivo, ci coccoliamo quello che abbiamo ma sicuramente l'attaccante ha qualità ed è un bene che il Delta se lo tenga”.

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