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Rugby Eccellenza

Ruffolo, ricordi rossoblù

“Quando sono diventato capitano ho pianto per l’emozione”

Ruffolo, ricordi rossoblù

Il capitano se ne va. Tra i giocatori che la prossima stagione non vestiranno la maglia della Rugby Rovigo c’è anche Edoardo Ruffolo, una delle bandiere della squadra rossoblù. Arrivato a Rovigo nel 2013, ha conquistato uno scudetto e tre finali, e soprattutto si è guadagnato l’affetto dei tifosi. L’ultima stagione purtroppo, è stata molto difficile per lui: Ruffolo ha dovuto stare lontano dai campi da gioco per mesi a causa di un infortunio al ginocchio, che si è riacutizzato nella semifinale d’andata.

Dopo il tuo addio alla Rugby Rovigo, qual è il più bel ricordo che ti porti dietro di questi cinque anni?

“Penso che ci siano due momenti in particolare che hanno contraddistinto la mia carriera a Rovigo: quando abbiamo vinto lo scudetto ed ho potuto indossare la fascia di capitano dei campioni d’Italia, ed anche la prima volta in cui sono stato nominato man of the match, contro il Petraca Padova, ero a Rovigo da poco e sono riuscito ad andare a segno due volte”.

Quale partita reputi la più bella che hai mai giocato?

“Credo che oltre a quella contro Padova, ci sia anche quella giocata contro Mogliano nei play off che ci hanno portato alla finale del 2016: una gara combattuta fino alla fine che siamo riusciti a vincere con grande tenacia”.

È quella più brutta?

“La partita peggiore è stata quella contro la Lazio la scorsa stagione, dove ho preso due gialli, che mi hanno portato al rosso finale, dettato probabilmente un po’ dalle scelte arbitrali ed un po’ da due miei placcaggio troppo forti”.

Che progetti hai per il futuro?

“Lavorerò nella start up avviata da me e da mio fratello Francesco. E’ da tempo che ha iniziato a occuparsene ed io non ho mai potuto dargli una mano sostanziale, ma adesso sarò più presente, e potrò aiutare anche l’azienda edile di famiglia”.

Continuerai a giocare a rugby?

“Non smetterò di giocare, perché il rugby è la mia vita. Ho ricevuto diverse offerte che sto valutando, per cui per ora non posso dire dove andrò, ma sicuramente calcherò ancora i campi di questo sport”.

Cosa ti mancherà di più di Rovigo?

“I tifosi e la città. Qua c’è Rugby ovunque, ti senti importante perché sei un giocatore della squadra della città e tutti ti conoscono come tale. Si respira questo sport ovunque ti trovi e questo è bellissimo”.

Raccontaci un aneddoto particolare della tua avventura qui a Rovigo.

“Quando sono diventato capitano ed il giorno dopo sono entrato negli spogliatoi tutti mi hanno fatto i complimenti, ed io dall’emozione mi sono messo a piangere nell’ultimo stanzino degli spogliatoi da quanto ero rimasto colpito da questo gesto. Poi ce n’è anche un altro, ossia quando Edoardo Lubian è sceso in campo per la sua centesima partita e si è messo a piangere, questo mi ha dato una carica incredibile per vincere”.

Sei stato una bandiera rossoblù ed un giocatore di qualità, ha mai aspirato a qualcosa di più?

“Puntavo a qualcosa di più quando ero più giovane, ovviamente alla Celtic. Ma credo che con il senno di poi soddisfazioni come quelle che sono riuscito a togliermi qui non capiteranno mai più e probabilmente non sarebbero arrivate se me ne fossi andato. Per cui va benissimo così”.

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