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Batterio killer, a rischio infezione anche molti polesani operati al cuore a Padova, Verona o in Emilia

Finora sei i morti, solo a Padova sono 3mila i casi in osservazione. Il batterio si era insediato nei macchinari utilizzati in cardiochirurgia. In partenza migliaia di lettere ai pazienti.

Batterio killer, a rischio infezione anche molti polesani operati al cuore a Padova, Verona o in Emilia

Foto d'archivio

Ci sono anche numerosi polesani fra i 3mila pazienti potenzialmente interessati dall’infezione da Mycobacterium chimaera. 

Si tratta di pazienti che tra il 2010 e il 2017 sono stati operati nella Cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliera di Padova.

Come racconta Il Mattino di Padova, visto l'altissimo numero di contatti con i servizi dell'azienda, presto aprirà anche uno sportello dedicato, al quale i pazienti potranno far riferimento.

Secondo i dati fornita dalla Regione, sono 10mila i pazienti che si sono sottoposti alla sostituzione di una o più valvole cardiache con i dispositivi per la circolazione extracorporea, potenzialmente contaminati dal batterio killer, nelle quattro Cardiochirurgie degli ospedali di Padova, Vicenza, Treviso e Mestre.

Questi riceveranno una lettera informativa con i numeri di telefono da contattare qualora si presenti anche uno solo dei sintomi provocati dal batterio (febbre, sudorazioni notturne e deperimento organico protratti per oltre due settimane e non legati ad altre cause).

Finora in Veneto sono sei le morti legate all’infezione da “micobatterio chimera”. Pare che il batterio si sia insediato nei macchinari che hanno consentito l’installazione delle valvole cardiache. Si tratta di dispositivi utilizzati per il riscaldamento o il raffreddamento del sangue di pazienti che sono stati operati a cuore aperto.

Al momento, tra l'altro, non esiste un test di screening per il Mycobacterium chimaera. La diagnosi avviene attraverso una emocoltura di 40 giorni a cui saranno sottoposti i pazienti che manifesteranno i sintomi sospetti. Il batterio si può insidiare nei polmoni, attorno al cuore o può dare un’infezione diffusa al sangue. I pazienti colpiti sono circa l'1% dei casi operati. Più a rischio sono le persone immunodepresse e i trapiantati. 

Non può essere completamente tranquillo neppure chi per operarsi ha scelto l'ospedale di Ferrara, con la Regione Emilia Romagna che ha deciso di avviare una verifica sulle cartelle di pazienti che nel periodo 2010-2017 si erano sottoposti a interventi di cardiochirurgia nelle strutture sanitarie della nostra Regione, soprattutto a carico di valvole cardiache, e poi deceduti. Parliamo di circa 100 casi.

Il batterio chimaera ha infatti tempi di incubazione molto lunghi, fino a cinque anni, ma in via precauzionale è stato stabilito di agire su uno spettro molto più ampio, dieci anni, considerando il periodo compreso dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2017.

All’opera di informazione dei pazienti andrà poi  affiancata quella, non meno urgente, di verifica, rimozione e sostituzione dei macchinari.

La Regione Veneto ha poi deciso di tutelarsi nei confronti della ditta produttrice, dal momento che "dati di letteratura hanno evidenziato che il mycobacterium chimaera sembra essersi annidato già nel sito di produzione dei dispositivi, quindi antecedentemente all’installazione in sala operatoria".

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