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Zaghi e la Resistenza silenziosa

Tanti giovani all’incontro promosso dal comitato Impegno per il bene comune. Lo storico: “Ben 250mila soldati rifiutarono di assecondare il nazifascismo e finirono nei lager”

Zaghi e la Resistenza silenziosa

Una lezione di educazione civica, prima ancora di storia, la conferenza di Valentino Zaghi sul tema “Antifascismo, Resistenza e Costituzione” in occasione del 73esimo anniversario della Liberazione. L’iniziativa è stata promossa dal comitato civico Impegno per il bene comune che ha voluto offrire alla cittadinanza un momento di riflessione e confronto, considerato che la ricorrenza si è svolta in maniera quanto mai formale per l’assenza del comune. Gremita sala Cordella, con una larga partecipazione di giovani che hanno tempestato di domande il relatore.

“La pace e la democrazia conquistate - ha ricordato Zaghi - hanno avuto un costo altissimo: la vita di molti italiani che combatterono per la resistenza, in opposizione a nazismo e fascismo, in Italia, nel Polesine e qui ad Adria. C’è poi anche la storia di una popolazione che, senza usare le armi, si oppose appoggiando e aiutando i combattenti per la libertà”.

Quindi si è soffermato su un episodio, una pagina drammatica di quella tragedia, poco nota anche se è costata la vita a migliaia di persone. “Mentre il secondo conflitto mondiale lacerava il cuore dell’Europa – ha osservato il docente di storia - più di 250mila soldati italiani si rifiutarono di continuare la guerra a fianco dei nazifascisti, per questo furono rinchiusi nei campi di concentramento e di lavoro".

Gettando lo sguardo sulle vicende locali Zaghi ha sottolineato che “anche i polesani segnarono quel momento in maniera indelebile, infatti sono centinaia i casi di famiglie che continuarono a opporsi alle dittature nel territorio adriese: Boccato, Forzato, Guarnieri sono solo alcuni degli esempi che possono essere portati tra braccianti, operai e facchini spesso martoriati dal regime”.

L’incontro è stato aperto e coordinato da Leonardo Bonato in rappresentanza del comitato organizzatore. Così ha posto l’attenzione sul fatto che “Da 73 anni l'Italia non conosce la guerra: ben tre generazioni hanno vissuto in tranquillità, un periodo lunghissimo per la storia d’Europa. I ragazzi che vivono oggi, in questo contesto di pace, devono capire questa fortuna e godere della piena espressione della libertà personale, comprendendo che i valori che stanno alla base della convivenza democratica devono essere costantemente ricordati, difesi e salvaguardi da continue insidie perché libertà e democrazia non sono mai scontate” ha concluso lo storico, nonché sindaco di Polesella.

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