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Rovigo

Ricoverato 50 giorni senza doccia

La denuncia parte del sesto piano dell’ospedale di Rovigo, dove per i pazienti è impossibile lavarsi

Ricoverato 50 giorni senza doccia

 “Se questo è l’ospedale, dov’è la dignità del malato?”. E’ la domanda che si pongono i parenti di alcune persone ricoverate nei reparti di diabetologia e pneumologia dell’ospedale di Rovigo. Al sesto piano della struttura, infatti, è vietato fare la doccia. I degenti non possono lavarsi: sulle porte dei tre bagni, dedicati alle donne e agli uomini, campeggiano fogli, spacciati per cartelli, con su scritto: “E’ vietato fare la doccia”. La scritta è attaccata nei servizi di igiene alla meglio, con la firma della caposala, ma la cosa più grave, è che tutti riportano una sola data: 12.11.2016. Normale quindi, chiedersi se questa situazione vada avanti da più di un anno mezzo. Sicuramente però, è uno stato in cui sono costretti a vivere i degenti. “Mio padre è ricoverato da oltre cinquanta giorni - ci raccontano - e non si è mai potuto lavare.

Dopo più di un mese ha avuto un permesso e si è fatto la prima doccia a casa. Ha dovuto attendere un permesso di 24 ore per tornare, e così si è lavato integralmente. Mi chiedo se tutto ciò sia normale. Poi, se si vuole portare a casa il proprio parente nell’attesa di avere dei risultati, tutto viene negato. Sarà anche prassi, ma la voglia di portare via da qui i familiari è ovvia. E’ una vergogna. Ho chiesto spiegazioni sull’inaccessibilità del servizio doccia, e mi è stato risposto che è per la presenza di una forma batterica che dà problemi. Spero stessero scherzando”.

Non solo, anche alcune tavolette dei water sono semi rotte. Alcuni familiari dei pazienti ricoverati al sesto piano raccontano di acqua marrone che esce dal lavandino al mattino, e che schiarisce durante la giornata.“Ma se ci fosse realmente un batterio - si chiedono - anche i bagni non potrebbero essere utilizzati, non solo la doccia. I nostri parenti si lavano le mani, i denti, o pezzi del corpo dal lavandino. Non è la stessa acqua che esce dalle docce? Tutto questo è paradossale”. In quel piano dell’ospedale vengono ricoverate persone che spesso necessitano di una lunga degenza: diabetologia, pneumologia e gastroenterologia, infatti, sono i tre reparti collocati dove campeggiano i cartelli di divieto di utilizzo delle docce. L’attenzione di chi passa giorni, settimane o mesi ad assistere qualche paziente, è caduta anche su una scritta sotto un cartello: “Attenzione ci sono le api”.

Un avviso fatto con un pennarello blu, mai rimosso dagli addetti ai lavori: “Se non fosse vero - si chiedono i familiari - perché non la cancellano? Già viviamo situazioni difficili se stiamo qui dentro, figuriamoci sapere che api, insetti, batteri o semplici rotture ai tubi non permettono neanche un accesso sereno ai servizi igienici. E’ sanità questa?”.

Una situazione che tutto sembra, tranne che facile: “I tempi di attesa per i responsi delle analisi sono lunghi, tutti qui fanno il possibile - racconta il figlio di un degente - ma se queste sono le condizioni di ricovero... Non so negli altri piani come sia la situazione, ma non vedo l’ora di portare mio padre via da qui. Tutto questo è davvero grave. Non si può lavare, e quindi non può neppure avere una degenza degna di questo nome”.

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