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I bidoni sgangherati prima erano nelle frazioni

Ecoambiente: in centro cassonetti di seconda mano. E intanto l’iter per il separatore dovrà ripartire da capo: una procedura costosa.

I bidoni sgangherati prima erano nelle frazioni

Per forza che i bidoni delle immondizie, in centro, sono malandati. Anziché installarne di nuovi, al posto di quelli che - troppo ammaccati - sono stati rimossi, Ecoambiente ha pensato bene di portare in città “i migliori cassonetti recuperati nelle frazioni in cui si è passati al servizio porta a porta”.

Bidoni di seconda mano, insomma, come spiegano, in una nota, dall’azienda. Che nega però che tutti i bidoni malmessi siano suoi (anche se una buona parte lo sono): alcuni - spiegano dall’azienda - “risultano venduti a privati ancora nei primi anni 2000 e vengono utilizzati da queste utenze private per il conferimento” di erba e ramaglie.

Il cda di Ecoambiente ne approfitta anche per fare il punto sul progetto di raccolta differenziata in città. Nelle aree commerciali “siamo pronti ad attivare il nuovo servizio, che prevede la scomparsa dei cassonetti stradali dalla pubblica via e servizi personalizzate alle aziende”. A Borsea, invece, “è in elaborazione il progetto per le utenze domestiche che sarà definito entro giugno e presentato al comune”.

Entro l’anno - infine - “verrà redatto e presentato il complesso progetto di intervento sui quartieri e la definitiva sistemazione del centro storico con isole a scomparsa o strutture centralizzate di conferimento, nonché i cassonetti intelligenti”.

Intanto, si apre un caso separatore. Stop (burocratico) per il progetto di revamping dell'impianto di Sarzano, annunciato in pompa magna da Ecoambiente alla fine dello scorso anno e rimesso in funzione alla fine di marzo.

Peccato che, nel frattempo, l’azienda si sia “dimenticata” di far pervenire in tempo utile alla provincia integrazioni e documenti richiesti nell’ambito della procedura di valutazione d’impatto ambientale dell’impianto, necessaria in base alle normative regionali.

Ecoambiente, infatti, ha chiesto una proroga di trenta giorni tempi concessi per l’invio della documentazione necessaria. Trascorsa invano quella dead line, però, il procedimento è stato dichiarato decaduto. E non poteva essere altrimenti: la legge infatti non consente ulteriori dilazioni dei termini previsti. E ora il rischio è di dover ripartire da zero. Uno stop&go che potrebbe avere conseguenze anche economiche. 

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