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Rovigo

“Ci hanno cacciati senza mediare”

Monica Vettorato, cotitolare del chiosco, accusa il Comune di non averle lasciato alternative. L’imprenditrice sottolinea: “Sono vicina alla pensione, chi mai mi darà lavoro? Ho venduto casa”

“Ci hanno cacciati senza mediare”

“Chi mi assume a cinque anni dalla pensione ora? Il Comune ci ha solo ordinato di andare via, senza darci alcuna alternativa”.

E’ disperata e al tempo stesso arrabbiata Monica Vettorato, la contitolare con Daniele Zago del chiosco di piazza Roma. “Noi non spostiamo niente. Ho dovuto vendere casa, se lo tengano il chiosco”.

La data ultima per smantellare la struttura, un’operazione che costa dai 30 ai 40mila euro, è giovedì prossimo, come stabilisce il Comune in una raccomandata inviata nel novembre del 2017.

Una doccia fredda per la coppia di imprenditori, che di colpo si sono ritrovati senza più un’attività e con decine di migliaia di euro da spendere per demolirla definitivamente.

“Nessuna controproposta, nessuna alternativa”, continua a dire Vettorato e mostra una sintesi dell’incontro avvenuto nel maggio del 2017, in cui si annunciava la scadenza della convenzione e la possibilità o di partecipare nuovamente al bando, e - nel caso in cui il comune non avesse più destinato lo spazio a destinazione commerciale - si sottolineava che le spese per rimuovere la struttura sarebbero state a carico dei titolari della concessione.

Ieri all’ora di pranzo tutte le vetrate della struttura erano aperte. Qualcuno ha anche sperato in una sua riapertura, in un ripensamento del Comune.

La questione, per la verità, ha già surriscaldato il tavolo della maggioranza. C’è chi lo vuole radere al suolo, per prevedere parcheggi e farci passare le auto, come l’assessore alla Viabilità Luigi Paulon, chi, invece, in giunta, come tra i banchi della maggioranza, ha una visione diversa della struttura, che oramai fa parte della piazza ed è molto amata e frequentata dai rodigini, oltre a essere un presidio per la piazza, un gioiellino davanti al Volto, che di sera purtroppo si spegne definitivamente.

C’è la disperazione dell’imprenditore che perde lavoro e impresa a 59 anni, vicino alla pensione, e c’è anche la città, che chiede di essere vissuta, invece di morire dietro a ordinanze su ordinanze.

Il tema è molto caldo nel capoluogo rodigino. E il chiosco è diventato un emblema di come le scelte amministrative e politiche incidono pesantemente sulla vita dei cittadini. Sul loro lavoro e sul loro tempo libero.

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