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Il Pd è ancora aggrappato a Spinello

La base del partito sperava in un gesto di umiltà per lasciare il posto al giovane Federico Cuberli

Il Pd è ancora aggrappato a Spinello

Squadra che perde, si conferma: questa è la logica che regna nel Partito democratico. Anzi, più dura e dolorosa è la batosta, più il gruppo dirigente si arrocca a difendere il proprio posto. Sembra quasi che la parola dimissioni non faccia parte del vocabolario del partito, al punto da far sorgere il sospetto che il Pd esista per perdere, vista la capacità di assorbire come “normalità” una sconfitta che ha tutti i contorni della disfatta. Una Waterloo riassunta nel gesto di Lamberto Cavallari al quale, domenica sera, è bastato l’esito del quinto seggio, trovandosi proprio in vicolo Che Guevara, per prendere in mano il telefono e congratularsi con Barbierato.

La base del partito è tramortita e disorientata, per questo si aspettava un segnale forte, un messaggio chiaro di autocritica, anche con le dimissioni. Invece il laconico comunicato diramato ieri mattina, dopo la riunione del direttivo dell’altra sera, si limita a giustificare la sconfitta dicendo che “siamo stati penalizzati dal ristretto arco temporale a disposizione per spiegare agli elettori la genesi di un’alleanza” per poi, quasi ad autoassolversi, affermare che “è prevalsa negli elettori, così come a livello nazionale, la voglia di chiudere con i partiti e con il passato: paradossalmente, malgrado la novità del progetto, siamo passati come il ‘vecchio’ o l’usato sicuro”.

Nelle sconfitte, normalmente, il comandante rimette il mandato come gesto di umiltà e responsabilità nel riconoscere i propri errori. Molti si aspettavano un gesto in tal senso da parte di Federico Cuberli il quale non ha voluto, non ha avuto il coraggio o, peggio ancora, gli è stato impedito di dimettersi. Probabilmente è tra quanti ha meno responsabilità, ma è indubbio che lui ha guidato il partito in questa fallimentare esperienza. Nel quinquennio della Bobo-2 il Pd, all’opposizione, aveva quattro consiglieri comunali, con le comunali del 2016 ha dimezzato il gruppo passando a due, adesso è ridotto al lumicino con un solo consigliere: Sandro Gino Spinello, lo stratega di un decennio di sconfitte. A lui il direttivo affida il mandato di “esercitare in Consiglio comunale un’opposizione di qualità”.

Nel frattempo il partito ha dimezzato i propri voti: è stato quasi un miracolo aver salvato, il 4 marzo scorso, quel patrimonio di circa 2mila voti in un’ondata decisamente negativa. In tre mesi, invece, è stato bruciato metà del consenso elettorale. Ecco perché molti iscritti e simpatizzanti si attendevano il grande gesto da parte di Spinello nel lasciare a Cuberli il posto nel civico consesso: come presa d’atto che la propria stagione politica ha irrevocabilmente imboccato il viale del tramonto, se non è già al capolinea, per gettare le basi di una nuova classe dirigente che sappia dare un futuro al partito.

Quasi surreale, poi, leggere nella nota dem che la coalizione costruita attorno a Cavallari “abbia permesso di mantenere diviso un centrodestra che, altrimenti, si sarebbe ricompattato, con buone speranze di vittoria come dimostrano i numeri e il dato nazionale”. Come dire: abbiamo sfondato il portone di Palazzo Tassoni per consentire a Omar di entrare trionfalmente.

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