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Emorragia di quasi mille imprese

Un calo che supera il 13%. “Servono interventi a sostegno delle unità produttive locali”

Emorragia di quasi mille imprese

Una emorragia continua. Negli anni della crisi le imprese artigiane in Polesine sono diminuite del 13%, passando da 7.485 a 6.498. Quasi mille aziende in meno.

A lanciare l’allarme la Cna di Rovigo. Il presidente David Gazzieri sottolinea che “è continuata nel 2017 la contrazione del numero delle imprese artigiane nella provincia di Rovigo. Nel periodo 2009 - 2017 le imprese artigiane registrano una diminuzione del 13,2 %, da 7.485 imprese a 6.498, con una contrazione maggiore sia rispetto alla media regionale (- 10,4 %) che rispetto a quella nazionale (-10,2%), con un effetto che incide pesantemente non solo nell’economia provinciale, ma anche in quella dei singoli Comuni”.

Gazzieri commenta così il report del centro studi Cna su “Le imprese artigiane in Italia” dal quale emerge che le imprese artigiane della provincia di Rovigo, che operano nelle attività manifatturiere sono diminuite rispetto al 2009 del 15,9%, con un decremento del 2,2% rispetto al 2016”. Nelle costruzioni il calo nel periodo 2009 - 2017 è del 19,9% e nel 2017 la diminuzione rispetto al 2016 è stata di ulteriori 72 imprese; nel trasporto e magazzinaggio la contrazione rispetto al 2009 è stata del 18,5% con una diminuzione complessiva di 111 imprese.

“Le attività invece - prosegue il presidente Cna - che registrano una crescita e che contribuiscono ad attutire la perdita complessiva sono quelle relative ad alloggio e ristorazione; ai servizi di informazione e comunicazione e a quelli legati alle imprese alla persona”. Da una valutazione dei dati relativi ai vari settori emergono elementi più specifici. “Per esempio - continua - nell’autotrasporto gli aumenti del costo del gasolio e delle tratte autostradali incidono nella gestione dell’impresa; nelle costruzioni il 60,0% delle imprese è artigiana e la crisi del settore continua a pesare per chi non riesce a riqualificarsi professionalmente ed a rispondere alle nuove esigenze del mercato; il manifatturiero, tranne per i settori di nicchia, è sottoposto ad una forte concorrenzialità in termini di costi e di produttività”

A livello delle altre province venete i dati sulle imprese artigiane, pur registrando una diminuzione complessiva vedono Padova che registra la percentuale più contenuta seppur del 9% nel medio periodo e dell’1,3% nel breve e Venezia che è caratterizzata da una diminuzione del 10,8 % nel medio, ma dello 0,4% nel breve.

“Come Cna - afferma il presidente - più volte abbiamo fatto presente alle istituzioni la necessità di scelte, di interventi a supporto del sistema della piccola imprese che caratterizza il nostro territorio. La gestione di alcuni tributi locali, quali la Tari, che impone a vari settori dell’artigianato di pagare due volte lo smaltimento dei rifiuti oltre al fatto di far gravare su chi già paga il mancato recupero della tariffa evasa da altri; l’aumento degli adempimenti burocratici, il mancato snellimento amministrativo dato dalla presenza di 50 Comuni; l’assegnazione di appalti che coinvolgono le imprese locali in contratti di subfornitura a condizioni tali da non consentire i margini aziendali necessari per lo sviluppo della propria attività”. E ancora: “L’abusivismo dilagante ed incontrastato a danno di molte attività di servizio sono ambiti in cui servono interventi più risoluti per favorire il fare impresa, soprattutto da parte dell’imprenditoria locale”.

Accanto a ciò è da sottolineare come dal 2012 al 2017 i prestiti all’artigianato si siano ridotti complessivamente di un quarto, pari a 12,3 miliardi di euro in meno.

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