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IL CASO

“Le nostre vite si sono fermate”

E' entrato nel vivo il processo per la morte di Mauro Guerra. Alla sbarra un carabiniere. Oggi a Rovigo il racconto di mamma e sorella del ragazzo, colpito da una pistola da un militare durante un intervento

“Le nostre vite si sono fermate”

E’ entrato nel vivo, ieri, a Rovigo, il processo per la morte di Mauro Guerra, il 32enne di Sant’Urbano (Padova) che il 29 luglio del 2015 venne freddato da un colpo di pistola sparato dal maresciallo Marco Pegoraro, dopo un’estenuante trattativa per sottoporre il ragazzo a un Tso. “Tso - sottolinea l’avvocato Pinelli di Padova - che non era stato richiesto né dal sindaco di concerto con l’autorità sanitaria, né da alcun provvedimento”.

Fuori dal tribunale un dispiegamento notevole di forze dell’ordine. Per Mauro, infatti, erano attesi gli Ultras del Brescia, che hanno preso a cuore il caso e che tuttavia non sono arrivati. Inoltre in aula sono state autorizzate le riprese di “Un giorno in pretura”. L’avvocato di Pegoraro, Stefano Fratucello, chiede di bloccare le riprese, visto che il maresciallo ha ricevuto una lettera di minacce. Ma il giudice Raffaele Belvederi respinge l’istanza.

Il film di quella mattina viene descritto dalla sorella di Mauro, Elena. Poi dalla mamma, Giusy. Entrambe cominciano il loro racconto con una frase ben precisa: “Le nostre vite non sono tanto cambiate, quanto bloccate”.

Poche settimane fa “Chi l’ha visto?”, ha pubblicato le immagini degli ultimi istanti di vita di Mauro. Video che sono nel fascicolo, che il giudice Belvederi ha fatto capire in aula di conoscere bene. Persino le strade in cui è avvenuto l’inseguimento poi la tragedia.

Elena, la sorella, si è convinta, e lo ha detto in aula, che Guerra è stato ammanettato dopo lo sparo. L’avvocato Fratucello sottolinea che sono supposizioni. E incalza con le domande la teste in più occasioni, facendo notare che il fratello aveva avuto una condanna per stalking, che aveva a carico un pignoramento, che era stato segnalato ai carabinieri per attenzioni esagerate a un’altra ragazza.

Pegoraro è alla sbarra per omicidio come conseguenza di un eccesso colposo di legittima difesa, accusa modificata nel corso delle indagini dal pm Fabrizio Suriano, che inizialmente indagà per omicidio volontario.

I carabinieri erano intervenuti a casa del commercialista ed ex parà, per andare in ospedale visto che, a detta degli investigatori, il giovane aveva dimostrato segni di squilibrio “pericolosi per sé e per gli altri”. E’ la madre Giusy che sottolinea: “Non abbiamo contattato noi i carabinieri, come falsamente scritto in un comunicato stampa del comandante della compagnia”.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 3 ottobre alle 14,30.

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