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Provincia, una poltrona per pochi

Con 32 comuni in scadenza il cerchio si stringe: solo 18 i sindaci che possono candidarsi alla presidenza, di cui appena 4 di centrosinistra. Ma il governo studia una norma salva-tutti.

Provincia, una poltrona per pochi

Diciotto papabili per la poltrona di presidente della provincia. Di cui 13 di centrodestra e quattro di centrosinistra, oltre al “non allineato” Omar Barbierato. Sempre che, da qui all’autunno, non cambino le regole e dunque le carte in tavola: a livello ministeriale, infatti, pare si stia pensando ad un cavillo salva-tutti che rimetterebbe in gioco tutti i sindaci del Polesine.

Si scaldano i motori in vista delle elezioni provinciali che, in base al Milleproroghe appena approvato dalle Camere, dovranno tenersi entro il 31 ottobre prossimo. Un’elezione a cui potranno partecipare soltanto sindaci e consiglieri comunali dei 50 comuni della provincia, e che serviranno per scegliere soltanto il nuovo presidente, che succederà a Marco Trombini (ad oggi non ricandidabile). Mentre il nuovo consiglio provinciale sarà eletto soltanto a gennaio 2019.

Possono aspirare a guidare palazzo Celio soltanto i sindaci che abbiano davanti a sé, al momento dell’elezione, almeno 18 mesi di mandato da primo cittadino. Con il maxi-turno elettorale della primavera prossima ormai alle porte, che porterà al rinnovo la bellezza di 32 amministrazioni comunali in Polesine, sono soltanto 18 i sindaci che rimangono in gioco. Tutti i big, se non altro: tra i primi 10 comuni per numero d’abitanti solo Occhiobello e Lendinara non saranno della partita.

Dunque il cerchio per le candidature si stringe. E si stringe, in particolare, attorno al centrosinistra, che ha solo 4 frecce al proprio arco: l’attuale vicepresidente della provincia e sindaco di San Martino Vinicio Piasentini, il sindaco di Taglio di Po Francesco Siviero, quello di Canaro Nicola Garbellini, già sconfitto nell’urna (da fuoco amico) quattro anni fa, e il sindaco di Villamarzana Claudio Gabrielli.

Ma l’Unione delle Province ha chiesto al governo di accorpare i due turni elettorali, quello per il presidente e quello per il consiglio, ad un’unica data, a gennaio. Una soluzione che a livello polesano restringerebbe ulteriormente il campo dei papabili, mettendo fuorigioco anche Massimo Bergamin e Gino Alessio.

Dall’altra parte, il ministero sta pensando di abolire tout-court la barriera dei 18 mesi rimettendo di fatto tutti i sindaci in gioco. Compreso lo stesso Trombini, che a quel punto potrebbe persino pensare di inseguire un secondo mandato. La politica, insomma, è in fibrillazione.

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