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L’INTERVISTA

“Provincia, è ora di cambiare”

L’assessore regionale della Lega: “Legge sui parchi, il territorio sarà rappresentato meglio”

“Provincia, è ora di cambiare”

Cultura e parchi regionali, ma anche autonomia del Veneto, le sfide per il territorio polesano e una nuova linea politica da dare alla prossima Provincia di Rovigo. A ridosso di Ferragosto l’assessore regionale della Lega, Cristiano Corazzari, mette in fila risultati e obiettivi dell’anno in corso. In relazione alle sue competenze in Regione ma anche a riguardo del territorio polesano. “Di sicuro - anticipa - per i prossimi mesi occorrerà fare maggiore gioco di squadra per quel che riguarda politica e amministratori. Il primo appuntamento sono le elezioni provinciali, lavoreremo per un centrodestra compatto. Da evitare una riproposizione dell’esperienza fallimentare degli ultimi anni, con un’amministrazione trasversale che è ora di cambiare”.

Le provinciali come primo banco di prova in vista delle elezioni amministrative del 2019?

“Un passo alla volta, ma certo la Lega vuole essere protagonista sempre. E per questo serve un centrodestra che torni ad essere compatto. Nei prossimi mesi ci saranno importanti sfide da affrontare, il Polesine deve fare squadra valorizzando una rete di amministratori capaci di lavorare per il territorio”.

E la Lega? Da giorni si vocifera di divisioni a livello regionale, con Bitonci pronto a prendere l’eredità di Zaia in Regione?

Chiacchiere ferragostane. Zaia è il nostro doge, e ci porterà l’autonomia”.

A proposito....

“Come ha detto il nostro governatore non accetteremo accordi al ribasso. Entro la fine dell’anno arriverà la legge per la devoluzione alla Regione delle 23 materie. Un’occasione imperdibile per tutto il Veneto, compreso il Polesine”.

E allora restiamo in Polesine, o meglio nel delta e veniamo alla legge sui parchi.

“Dopo anni di attesa in Regione siamo riusciti a fare questa nuova legge che riorganizza i cinque parchi veneti, compreso quello del Delta. Un’organizzazione che sarà più snella e che coinvolge nella gestione anche il territorio e le sue associazioni”.

Eppure non sono mancate le polemiche, soprattutto da parte di certi sindaci.

“Forse non hanno ben capito la nuova legge. Ci sarà una governance formata da un consiglio direttivo e da un presidente, che dovranno essere del posto, quindi polesani restando al Parco del Delta. E poi una comunità del parco, dove siederanno anche i responsabili delle categorie produttive e delle associazioni, e ovviamente degli enti locali. Ecco allora che l’intero territorio sarà rappresentato e parteciperà alla gestione del Parco, con una regia di nomina regionale, certo, ma saldamente ancorata al territorio. Da considerare anche che tutti quei gruppi che per anni paventavano paletti o limiti derivanti dal parco ora potranno partecipare alla gestione. Mi sembra un bel passo avanti no? E gli stessi consiglieri, poi saranno scelti dalla comunità del parco”.

Tempi per la piena operatività?

“L’obiettivo è di avere presidenti e consigli in carica per la fine dell’anno. Con questa legge abbiamo asciugato procedure rappresentanze, rendendo il tutto più snello. Il parco non sarà più un organo burocratico ma fatto di gente che vive il suo territorio”.

Fra le sue competenze anche la cultura.

“In Polesine ci sono diversi centri di produzione culturale. La Regione ha confermato il sostegno ai vari spettacoli ed iniziative. E poi i contributi all’Accademia dei concordi, al teatro Sociale, le iniziative di Rete Eventi, gli appuntamenti del Maggio Rodigino, a partire da Rovigo Racconta. Il sostegno agli investimenti nelle ville venete”.

E Rovigo capitale della cultura? Ci sono speranze?

“Ritengo sia una bellissima avventura, una bella sfida. Che mette a sistema tutte le realtà esistenti. Un modo per attivare una sinergia della cultura che non può che dare risultati positivi. A livello regionale, invece, i prossimi obiettivi sono il consolidamento della Film commission regionale. In grado di offrire grandi opportunità e generare un indotto importante, sotto tutti i punti di vista, artistico ed economico. E poi la difesa del Teatro stabile del Veneto, della sua peculiarità e della sua storia, che non può essere sminuita con qualifiche non all’altezza”.

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