you reporter

Economia

In Polesine redditi sempre più bassi

Gli stipendi sono i più poveri di tutto il Veneto, e continuano a scendere. Gambato: “Poco industrializzati. Ma non si può stare senza far nulla e sperare nella ripresa”.

In Polesine redditi sempre più bassi

Pochi. Anzi, sempre meno. Sono i soldi nelle tasche dei rodigini e (per estensione) dei polesani. Che anche nell’ultimo anno hanno sacrificato sull’altare della crisi quasi il 2% del loro stipendio, scendendo sotto quota dei 23mila euro lordi l’anno.

Per fare un esempio, qui si guadagnano mille euro l’anno in meno che a Caserta e Salerno; e una cinquantina di euro (lordi) al mese più che a Matera. Ma è con le prime della classe che il confronto è impietoso: a Milano la dichiarazione dei redditi media è più pesanti di ben 11mila euro.

E anche rispetto al resto del Veneto, l’abisso è palpabile. E sempre più profondo: nel giro di un anno, gli stipendi dei polesani si sono assottigliati dell’1,93%, fino ad attestarsi a 22.928 euro lordi l’anno; 1.910 al mese, da cui detrarre tasse e trattenute.

Se si tiene conto che il reddito medio nazionale è di 25.170 euro ci si rende conto della situazione: tra Adige e Po si guadagnano 2.242 euro l’anno in meno, in pratica è come rimetterci un mese e mezzo di lavoro. E quel che è peggio è che la situazione peggiora, anziché migliorare. A dirlo, è uno studio pubblicato dal Sole 24Ore del lunedì sulla base di dati dell’Istat e del dipartimento delle Finanze.

“Si conferma un dato che conoscevamo: un trend negativo che è la coda finale del lungo periodo di crisi iniziato ormai nel 2007”, commenta Gian Michele Gambato, vicepresidente viario della Camera di Commercio di Venezia-Rovigo.

“Il problema è che la fine della crisi, altrove, sta già arrivando, anche se timidamente: si parlava di una ripresa del Pil nell’ordine dell’1,5%-1,7%, in realtà siamo all’1%. Ma a ‘tirare’ è soprattutto il manifatturiero, e in particolare il comparto dell’auto e quello delle macchine industriale. Insomma, settori particolari che in Polesine non abbiamo. Ed è per questo che zoppichiamo nel prendere il treno della ripresa”. “Del resto - continua - i processi industriali sono localizzati soprattutto nell’asse centrale del Veneto, di cui noi siamo ai margini”.

Certo, la speranza di vedere la luce in fondo al tunnel resta. Ma non si può stare con le mani in mano. “Bisogna trovare un’identità, e non limitarsi a sperare soltanto che l’economia ricominci a tirare per tutti quanti, e dunque anche per noi. Non è per nulla scontato che se tutti si arricchiscono allora succederà anche a noi. Perché lo sviluppo, spesso, è fortemente localizzato. Lo spazio per crescere c’è, ma bisogna trovare il proprio percorso”, dice Gambato.

Il servizio completo e tutti i dati sulla Voce in edicola martedì 28 agosto.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

GLI SPECIALI

speciali: I NOSTRI TESORI tra fiumi, mare e lagune
speciali: Teatro Sociale di Rovigo

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl