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La tragedia

Muore in sala operatoria a 37 anni

Stefano Bedendi, 37enne operaio di Cavarzere, era stato ricoverato d'urgenza per una sospetta appendicite in pronto soccorso ad Adria

Muore in sala operatoria a 37 anni

E’ andato al pronto soccorso dell’ospedale di Adria lamentando forti dolori addominali, la tac a cui è stato sottoposto aveva evidenziato una infiammazione all’appendice tanto da spingere i medici a operarlo d’urgenza: ma Stefano Bedendi, operaio 37enne nativo di Cavarzere, è morto in sala operatoria.

E’ una vicenda i cui contorni dovranno essere definiti dai medici legali che eseguiranno l’autopsia sul corpo del 37enne. Tutto è accaduto nella tarda serata di giovedì 30 agosto, intorno alle 23, quando Stefano Bedendi, cavarzerano di nascita ma residente a Taglio di Po con la moglie Eleonora e due figlie minorenni, ha avvertito questi forti dolori all’addome, tanto da scegliere di fermarsi al pronto soccorso dell’ospedale civile di Adria. Nel frattempo, a raggiungerlo anche il padre Leonardo, conosciuto e stimato elettricista di Cavarzere. “Sono rimasto con lui, aveva forti dolori alla pancia - racconta ancora incredulo il padre - dalla tac è emersa una infiammazione all’appendice, così hanno riferito i medici, ingrossata ma nella norma. Hanno deciso di operarlo d’urgenza, e dopo le 23 è entrato in sala operatoria”.

Ed è proprio delle 23 di giovedì sera un post sui social di Stefano che, dal sofferente ma con sempre la sua vena goliardica, scriveva di star per entrare in sala operatoria. “L’operazione i medici hanno detto sarebbe durata circa 40 minuti - prosegue il padre - ma le ore passavano e nessuno mi veniva a dire niente. E alle 3.30 circa è uscita un medico che mi invitava a chiamare la moglie di Stefano in ospedale perché c’erano delle complicazioni respiratorie. Ma non l’ho più visto in vita, quando è tornata fuori era già morto”. “E’ una morte assurda - commenta sconsolato il genitore di Stefano - durante un’operazione per curare un’appendicite”. Per capire le cause della morte verrà eseguita, come detto, l’autopsia sul corpo di Stefano. I familiari hanno incaricato un medico che segua le operazioni, per cercare di capire cosa sia successo in sala operatoria per portare alla morte del 37enne cavarzerano.

Era un ragazzo che si teneva sempre controllato, aveva eseguito da poco tutti gli esami di routine a Chioggia e non avevano segnalato alcun problema - conclude papà Leonardo - aveva voluto andare ad Adria perché lì in passato lo avevano già seguito dopo alcuni incidenti, e avevano la sua cartella clinica”. Sui social network la notizia si è sparsa in un baleno. Anche perché proprio nei commenti al post col volto sofferente di Stefano, prima c’erano i messaggi di in bocca al lupo per l’operazione, poi quelli di incredulità e cordoglio per la scomparsa di un ragazzo molto amato in città.

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