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Consivpo, vendere la sede per far cassa: l’offerta c’è

Intanto i sindacati uniti, Cgil, Cisl e Uil, chiedono un’assunzione di responsabilità da parte del presidente della Provincia che ha la maggioranza relativa delle quote

Consivpo, vendere la sede per far cassa: l’offerta c’è

C’è una idea che sta girando oramai da diverso tempo tra i soci del Consvipo. E sta prendendo sempre più piede, anche se ha incontrato, in più circostanze, il veto dei vertici. O quanto meno dei soci più “pesanti”: vendere la sede del Consvipo all’interno dell’Interporto. Un’offerta seria c’è, anzi è da tempo che circola sui tavoli dei soci, più o meno chiaramente. E sarebbe proprio quella che potrebbe risolvere molti dei problemi che il Consorzio di sviluppo ha, portando nelle sue casse liquidità e rendendo più semplice la ristrutturazione di questo carrozzone.

Il fatto che venga venduta la sede, poi, non sarebbe un dramma per chi lavora per il Consorzio. Ci sarebbero molti uffici liberi e disponibili nelle sedi della provincia di Rovigo, tra palazzo Celio e viale della Pace. Luogo ideale, visto che poi tra chi ha debiti più alti con il Consvipo c’è proprio l’ente presieduto da Marco Trombini. Mentre questa ipotesi rimane ancora una utopia, ci pensano i sindacati a tenere coi piedi per terra sia i soci che il nuovo consiglio di amministrazione. Una nota congiunta di Piealberto Colombo (Filctem-Cgil), Fabrizio Da Lio (Femca-Cisl) e Giampietro Gregnanin (Uiltec-Uil).

“Abbiamo sempre sostenuto che il Consvipo, se opportunamente rivisto, può essere ancor oggi uno strumento utile allo sviluppo economico e sociale - recita la nota - uno strumento che vada anche oltre i confini del Polesine coinvolgendo come nel modello Acquevenete i comuni della bassa padovana, anche in funzione del sempre più labile ruolo svolto della Provincia, dovuto ad un’incompiuta e deludente riforma”. “Un percorso verso la chiarezza al quale non ha partecipato il presidente della Provincia (Marco Trombini ndr) che ha trascinato per cinque anni la risoluzione del problema, che invece, si sarebbe potuta fare o rilanciando veramente l’ente o chiudendolo garantendo l’occupazione come previsto dallo statuto e rendendo chiaro ai soci ed in primis ai Comuni i costi di cui avrebbero dovuto farsi carico per la chiusura” sottolineano i sindacati. “Cose queste che abbiamo chiesto in passato al tavolo da noi promosso in Prefettura che consideriamo sempre aperto e quesiti che poniamo ora al nuovo cda - concludono - condividiamo le prime dichiarazioni che vanno nella direzione di rilancio dell’Ente da parte del nuovo presidente del Consvipo, Guido Pizzamano, ma non possiamo non esternare preoccupazioni rispetto alla netta divisione avvenuta alla sua elezione con i quattro più importanti Comuni della provincia che non hanno partecipato alla votazione”. “Non è nostro compito entrare nelle scelte politiche - concludono - ma vogliamo fare un appello affinché a partire dalla scelta imminente prevista entro il 31 ottobre del presidente della Provincia, che non scordiamolo mai detiene il 44% delle quote del Consvipo, si ritrovino percorsi di unità progettuale trasversale alle logiche politiche”. E forse la cessione della sede potrebbe essere il primo passo.

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