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La storia

"Vi racconto il mio Giappone"

lena Ramazzina volontaria nella zona di Ibigawa, ha lavorato in una piantagione di tè.

Da Lusia con furore, alla conquista del Giappone. Per scoprire un affascinante mondo che non conosci. In tanti scelgono il Sol Levante come meta turistica. Elena Ramazzina, invece, classe ‘87 originaria di Lusia, ha trascorso un periodo come volontaria, a stretto contatto con la civiltà locale. Un’esperienza forte, che ti colpisce, che ti porti dentro per sempre. Assolutamente da ripetere e da consigliare, la ragazza racconta la sua storia nipponica.

Elena, partiamo dalle origini. Cosa ti ha spinto a partire volontaria per il Giappone?

“Erano un po’ di anni che cercavo di fare un’esperienza di volontariato in qualche paese del mondo, mi piaceva soprattutto il campo ambientale. Tramite un’associazione di Ferrara (Ibo Italia) ho trovato questo progetto in Giappone, aiutare la gente del posto a lavorare nelle loro piantagioni di tè, e ho deciso di iscrivermi. Quando mi hanno risposto che ero stata accettata non ci credevo, un mio piccolo sogno si realizzava. Anche se sarebbe stato solo per dieci giorni, ero felicissima”.

Nello specifico, di cosa ti sei occupata?

“Sono stata in un piccolo paese di montagna, dove vivono pochissime famiglie e la maggior parte delle persone sono anziane e in pensione, quindi la manodopera scarseggia, ci sono molte piantagioni abbandonate per questo motivo. Là il tè è il loro guadagno, il loro orgoglio, la loro vita. Eravamo sette volontari, io ero l’unica italiana, per sei ore al giorno lavoravamo con la gente del posto. Il restante tempo ci facevamo da mangiare, giocavamo a carte, interagivamo sulle diversità e curiosità dei nostri paesi d’origine”.

Come sei stata accolta dagli amici giapponesi?

“Un’accoglienza fantastica, si è creata subito una bella sintonia anche se alcuni non parlavano inglese, avevamo una capogruppo che ci traduceva in caso di necessità. Sorriso e cordialità non sono mai mancati”.

Cosa ti ha maggiormente impressionato della cultura locale?

“Forse... tutto! E’ un paese talmente diverso dal nostro che ogni cosa può sembrarti anormale. Come per esempio lasciare la nostra casa senza mai chiudere la porta a chiave. Ho lasciato per dieci giorni documenti e soldi nella mia valigia in camera, andavo via al mattino e tornavo alla sera, con la nostra abitazione sempre aperta e non è mai successo nulla”.

Quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra Sol Levante e Italia?

“Una differenza notevole è il cibo e le loro abitudini a riguardo. Ci preparavamo sempre noi da mangiare e mi divertivo un sacco a vedere i miei compagni giapponesi a cucinare. Poi la vegetazione è molto diversa dalla nostra e anche certi insetti. Un’altra cosa molto diversa che ho notato nelle persone giapponesi è il rispetto per il prossimo e le cose altrui. Qua in Italia, invece siamo molto maleducati e poco rispettosi nei confronti del prossimo, avremmo molto da imparare da loro”.

In che zona sei andata esattamente? Hai visitato e scoperto le bellezze locali?

“Sono stata a Ibigawa, si trova nella prefettura di Gifu. Ho visitato qualche città lì vicino nei due giorni che sono stata da sola, le bellezze sono a ogni angolo, a partire da templi e santuari ovunque. Sei lì che cammini in città in mezzo a tante persone, giri l’angolo e ti ritrovi quelle bellezze locali e un silenzio assoluto. E’ davvero magico”.

Tornerai in Giappone?

“Certo che tornerò in Giappone, magari la prossima volta da turista. Farò in modo di andare a Ibigawa a salutare i miei amici e a rivedere i posti dove ho lavorato”.

Giovani e volontariato, consiglieresti ai tuoi coetanei questa avventura?

“La mia esperienza la consiglierei a tutti coloro che se la sentirebbero di farla, non solo ai giovani e ai miei coetanei. Ci vuole molto spirito di adattamento, non è per tutti. Soprattutto noi italiani che appena si parla di ferie pensiamo subito a un bel villaggio, al mare caraibico, all’abbronzatura. Questa è un’altra cosa, non è vacanza. È immergersi in una cultura nuova, vivere con i locali in luoghi non turistici e soprattutto portare un piccolo aiuto a chi ne ha bisogno, indipendentemente da che paese del mondo sia. Fatelo se ve lo sentite dentro, che siate una coppia sposata, che siate da soli, fatelo fare ai vostri figli. Perché sarà sempre un’esperienza di vita unica, che ti darà tanto. Io ho deciso di partire da sola, ho voluto mettere alla prova me stessa, il periodo è stato breve ma le mie ferie purtroppo erano quelle. Però rifarei tutto. Questo è stato solo l’inizio, la chiave per capire che se vuoi una cosa puoi farcela, anche se inizialmente ti sembra tutto difficile e sei spaventato. Non vedo l’ora di partire di nuovo per un’altra avventura, in un posto nuovo”.

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