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Caso Burci: “Parteciparono all’omicidio”

A quasi 3 mesi dalla sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia arrivano le motivazioni: pagine in cui si ripercorrono le fasi salienti di una storia brutale.

Caso Burci: “Parteciparono all’omicidio”

A quasi 3 mesi dalla sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia che ha condannato al carcere a vita Sergio Benazzo e Gianina Pistroescu per l’omicidio di Paola Burci, arrivano le motivazioni: pagine in cui si ripercorrono le fasi salienti di una storia brutale.

Le motivazioni firmate dal presidente estensore Elisa Mariani, fissano punti fermi, come il fatto che “la prima parte dell’azione omicidiaria si è consumata presso l’abitazione di Benazzo a Villadose”, e il cadavere poi trovato sull’argine ferrarese del Po.

Per la Corte “le lesioni sono state inferte in limine vitae, quando la ragazza era ancora in vita”. A lungo si è dibattuto sulla data della morte, ma per i giudici “può dirsi certo che il decesso della Burci sia avvenuto tra il 16 febbraio e il 4 marzo 2008”.

Il corpo della donna fu trovato dal cane di alcuni ragazzi il 24 marzo, e lunga l’analisi su come possa essere stata trasportata, senza contare che per la Corte è stato usato un martello per tramortirla: colpi che non avrebbero sfondato la calotta cranica della vittima. Una ricostruzione compatibile con l’assenza di tracce di sangue nell’appartamento di Benazzo.

Altro tema è quello dei rapporti della ragazza con i due imputati, che ne avevano favorito l’ingresso nel territorio e la prostituzione. Non solo, visto che Benazzo “era debitore di una ingente somma di denaro nei confronti di alcuni malavitosi”, cedette a loro la donna che dopo qualche giorno scappò, tornando dai due imputati.

“Nella predetta abitazione - si legge - all’arrivo dei nuovi sfruttatori, erano sicuramente presenti Benazzo, Pistroescu e la Burci a cui doveva essere data una lezione per venirle impedito di rivolgersi alle forze dell’ordine, venne stordita e resa inoffensiva e da quel luogo condotta sull’argine del Po per essere definitivamente soppressa”. E ancora: “All’azione lesiva avrebbero partecipato sia Pistroescu sia Benazzo con schiaffi, trattenendole le mani, anche per farle assumere della droga”. Una volta verificato lo stato di incoscienza della donna, “i prevenuti, insieme, avrebbero partecipato anche al trasporto del corpo della ragazza sul fiume”.

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