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A Pila

La protesta dei pescatori: “La vera specie da tutelare siamo noi”

Netto no al divieto di pesca fino a 12 miglia. "Di delfini ce ne sono anche troppi, Europa e ministero difendano i nostri diritti anziché i pesci".

La protesta dei pescatori: “La vera specie da tutelare siamo noi”

La rabbia e l’orgoglio dei nostri pescatori. La rabbia contro una norma che rischia di mettere in ginocchio un intero territorio, distruggendo un settore che soltanto in Polesine dà lavoro a cinquemila persone. L’orgoglio dell’appartenenza ad una categoria che di arrendersi non ne ha mai voluto sapere e ad un popolo che è abituato a strappare la propria terra alle acque, guadagnandosi il pane con il lavoro duro. E che di fronte alle difficoltà non piega la testa, ma combatte.

Pila non ci sta. Il più importante porto pescherecci del Polesine (200 gli addetti), punta di diamante per il pesce azzurro a livello nazionale, dice no, con forza, all’idea di istituire una zona marina protetta di 300 chilometri quadrati di fronte al Delta, in cui sarà proibito pescare.

“E’ un’esagerazione. Già il vigente divieto di pesca entro le sei miglia ci mette in difficoltà; pensare di raddoppiarlo per arrivare fino a 12 miglia vuol dire cancellare un intero settore”. A dirlo è Fabrizio, che ieri mattina, verso le 10, stava pulendo la sua barca, ormeggiata nel porto della frazione di Porto Tolle, dopo la battuta di pesca.

Un provvedimento, quello richiesto dall’Europa e proposto dopo le valutazione dell’Ispra, che servirebbe a tutelare delfini e tartarughe. “Vogliono salvare i delfini? - tuona il suo collega, Denny - Ma non lo sanno che per noi i delfini sono soltanto un problema? Mangiano un sacco di pesce, rendendone così disponibile molto meno per la pesca. Per noi i delfini sono un danno”. E aggiunge: “Anni fa c’erano pochissimi delfini e non c’era assolutamente questo problema, mentre da qualche anno in qua siamo quasi invasi, e qualcuno vorrebbero pure salvaguardarli: oltre al danno, un’ulteriore beffa per noi pescatori che già dobbiamo fare i conti con guadagni davvero risicati. Restrizioni sulle aree di pesca ci metterebbero in ginocchio”.

Per Venerino, invece, “il problema sono i delfini. Altroché tutelarli: la loro popolazione andrebbero dimezzati. Si fa presto a fare gli animalisti, ma noi con questo mestiere ci viviamo e sfamiamo le nostre famiglie. E se il pesce non arriva, o se non possiamo pescare entro le prime dodici miglia, noi come facciamo a campare? Quindi l’Europa e il ministero, o chi per loro, si dovrebbe preoccupare di salvaguardare i nostri diritti, non quelli dei delfini”.

Pila, insomma, non ha dubbi: la vera specie da tutelare sono i pescatori del Polesine. E c’è poco tempo: appena due mesi, per riuscire a mettersi di traverso ad una norma che rischia di far saltare l’intera economia della nostra provincia. Dando il colpo di grazia definitivo ad una terra che troppe volte, durante la propria storia, ha dovuto fare i conti con grosse difficoltà.

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