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CA' EMO

“I nostri fanghi sono già puliti”

Parla Mauro Luise, 57 anni, fondatore della Coimpo e accusato di omicidio colposo e traffico illecito di rifiuti. “Se controllassero le tre vasche saremmo ben al di sotto dei parametri del decreto Genova”

“I nostri fanghi sono già puliti”

26/10/2018 - 20:58

“Siamo sempre stati al di sotto dei parametri di legge per gli inquinanti. Abbiamo ricevuto controlli dal Noe sui fanghi, controlli a sorpresa dall’osservatorio regionale dell’Arpav con sede a Treviso. Idrocarburi e anche metalli erano sempre in regola”.

Lo dice per la prima volta fuori dai tribunali e sta cercando di dimostrarlo davanti ai giudici Mauro Luise, 57 anni, fondatore della Coimpo e oggi accusato con altre sette persone tra cui la figlia, per i quattro morti asfissiati dalla nube tossica il 22 settembre 2014, ma che ha risposto anche alla Dda di Venezia per traffico illecito di rifiuti.

Lo stabilimento di Ca’ emo non ha mai riaperto i battenti, ma se passasse il decreto Genova, che nelle sue pieghe consente innalzamenti degli inquinanti nei fanghi di depurazione fino a 20 volte in più di oggi (idrocarburi “cattivi” come Ipa e Pcb e a sostanze come diossine, furani, selenio, berillio, cromo, arsenico e toluene), il discorso anche su Coimpo si potrebbe riaprire. Ma Luise, così insieme ai suoi legali, da anni ripete: “La regione Veneto utilizzava parametri molto più stringenti rispetto alla legge 99/92. Noi ricevevamo i fanghi degli impianti pubblici. Erano fanghi già trattati per il 50%. Durante i controlli eravamo sempre al di sotto dei limiti sia in uscita che in entrata. Dall’11 dicembre, giorno del mio arresto, non si è ancora provveduto invece a fare un campionamento nelle campagne. Tuttavia nel 2015 erano stati analizzati i terreni dall’osservatorio regionale veneto ed era tutto a posto con gli idrocarburi. Dal carcere ho anche scritto ai proprietari terrieri che non c’erano problemi in questo senso”.

Ma il decreto Genova e dell’improvviso allargamento delle maglie voluto dal ministro Sergio Costa, Luise lo legge così: “La verità è che tutti gli impianti di smaltimento sono in crisi e gli impianti pubblici non sanno più dove portare i loro fanghi. Così stanno andando all’estero. Immaginate il camion pieno di fanghi che parte da Roma e arriva in Croazia. Altro che chilometro zero ed economia circolare. Percorrono mille chilometri con materiale organico”.

Poi ripete: “Se alla Coimpo ci fossero fanchi che sforano con gli idrocarburi, il decreto Genova, sì, aiuterebbe. Ma io sono sicuro che nelle tre vasche i fanghi solidi sono idonei allo spargimento in agricoltura anche come metalli pesanti. In 20 anni di controlli, non ci sono stati mai sforamenti. Chiedetelo all’Arpav e ai tecnici di Rovigo. Facevano anche i controlli a sorpresa”.

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