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Delta del Po

“Parco nazionale, un danno per la nostra economia”

Regione, Comuni ed ente: tutti contrari. Pizzoli: “Il ministro venga qui a vedere”. Corazzari: “Autonomia”. Viti: “Noi e Ferrara, diversi”.

“Parco nazionale, un danno per la nostra economia”

No, no e ancora no. Regione, Parco, Comuni: il Delta - finalmente - parla con una voce sola. E dichiara guerra alla possibilità che l’area protetta ricada sotto l’ombrello nazionale: per il Polesine, il Parco, insomma, deve restare veneto.

A spiegarne per primo i motivi è soprattutto l’assessore regionale ai Parchi, non a caso polesano: Cristiano Corazzari. Il quale fa sapere di aver già chiesto “un incontro con il ministro Costa per spiegargli meglio la posizione del Veneto”. Mentre, da Porto Tolle, il sindaco Roberto Pizzoli rilancia: “Il ministro venga qui, venga a trovarci. Così capirebbe di cosa stiamo parlando: perché va bene la tutela ambientale, ma bisogna anche garantire le attività economiche e la vita dei cittadini”.

Già. L’economia. Ovvero le attività produttive. Che da queste parti vuol dire soprattutto la pesca, ma non solo. Comparti che potrebbero essere messi in crisi da vincoli più stringenti sotto il profilo ambientale: un po’ quello che si teme possa succedere se dovesse entrare in vigore, dal primo gennaio prossimo, il “Sic”, l’area marina protetta fino a 12 miglia dalla costa, in cui imporre il divieto di pesca.

Per non parlare della caccia: i confini delle aree in cui è consentita l’arte venatoria potrebbero variare, ed essere ampliati. Ma è l’“uno due” parco nazionale-zona marina protetta ad essere devastante, e a questo aspetto, su tutti, pensa Pizzoli.

“Siamo tutti d’accordo nel dire che l’area del Delta è fragile e va tutelata - le parole di Roberto Pizzoli - ma c’è la necessità estrema di garantire le attività dell’uomo, indispensabili per la nostra sopravvivenza. Temo che una normativa più stringente possa mettere in difficoltà la nostra economia. E per questo invito ufficialmente il ministro Costa a venire qui a Porto Tolle: venga a vedere il territorio, capisca di cosa parliamo, incontri istituzioni e cittadini. Lo accoglieremmo a braccia aperte”.

“Ma come! Da un lato stiamo portando avanti la battaglia per l’autonomia, e dall’altro ci vogliono togliere il controllo sul Parco? Le due cose non vanno d’accordo: il Veneto rivendica il diritto a decidere da solo le forme e i tipi di tutela da applicare, e a gestirle di conseguenza”, l’opinione di Cristiano Corazzari.

Dall’ente Parco, il commissario regionale Mauro Viti, invece, predica prudenza. “Quella del ministro - dice - era soltanto una battuta. Auspico che finisca lì e che non abbia poi conseguenze pratiche. In ogni caso, la contrarietà del nostro territorio all’istituzione di un Parco regionale resta immutata, anche perché tra Veneto ed Emilia ci sono situazioni completamente diverse”.

Il servizio completo e tutte le reazioni sulla Voce in edicola sabato 27 ottobre.

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