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Crespino

Muoiono i pesci nel Mercadello

Allarme nello scolo che da Selva arriva fino al Collettore Padano ad Adria, la segnalazione arriva dai residenti: “L’ultima epidemia di pesci è stata tre anni fa”

I pesci non riescono a respirare, vengono a galla per cercare aria, e tanti sono già morti”. E’ l’allarme che è stato lanciato da alcuni cittadini di Crespino che, in questi giorni, hanno notato la preoccupante moria di pesce all’interno dello scolo Mercadello, che da Selva di Crespino, dove arriva diviso in due rami, si riunisce per poi buttarsi ad Adria nel Collettore Padano. “Era già successo circa tre anni fa - raccontano - poi le condizioni dello scolo erano migliorate, tanto che poi erano stati fatti anche dei ripopolamenti con delle specie autoctone. Ma da un paio di giorni, la situazione è degenerata”.

Da un sopralluogo si vede come il pesce venga a galla proprio “boccheggiante”, mentre cerca di prendere quell’ossigeno che, evidentemente, non riesce a trovare in un’acqua troppo ferma. “Nessuno ancora è intervenuto e ormai sono tantissimi i pesci morti, e molti altri sono praticamente allo stremo” sottolineano i residenti della zona.

Non è la prima moria di pesci, peraltro, che si è dovuta affrontare quest’anno in Polesine. Già in agosto, complici le alte temperature, segnalazioni erano arrivate per nella zona dell’ex fornace ad Adria, tra novembre e dicembre dell’anno scorso invece furono i canali Rezzinella e Ceresolo colpiti da una preoccupante moria di pesci. Nel giugno del 2017 un’altra enorme moria di pesci si era verificata sul Ceresolo, fra Pettorazza e Cavarzere. Acqua a temperature altissime, poco ossigeno e lavori del Consorzio che hanno reso la stessa acqua pure torbida le cause che l’Arpav segnalò per quella epidemia. A inizio del 2017 l’ennesima moria di pesci nei canali del Polesine si era verificata a Polesella nello scolo Poazzo e ad Arquà Polesine in località Bussari, dove i fossi di irrigazione erano sono rimasti letteralmente a secco. Un problema che ritorna, ogni anno e in ogni stagione, e che decima la fauna ittica del territorio, spesso vanificando il ripopolamento attuato dalla provincia e dalle associazioni di pescatori.

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